Marcellus Virex
Informazioni
Campo Valore Sesso Maschio Titolo Re di Caldor Regno Caldor Generale Gnaeus Ravilla Colore Il rosso Fede Il Silenzio Prima apparizione L’età dei regni
Marcellus Virex è il Re di Caldor, il Regno costiero dell’Ovest stretto tra montagne rocciose e un mare freddo, che da generazioni contesta a Valdoran il possesso di alcune regioni meridionali. Siede tra i nove troni minori della Sala del Trono di Aeterna e, quando la Chiesa convoca i Re, vi porta la sua voce calma, i suoi conti e un rancore antico quanto i confini.
Governa un Paese povero di grano e ricco di pretese. Guarda le vallate fertili del vicino come il proprio diritto rimasto in sospeso, e i trattati firmati dodici anni fa, alla fine della Guerra Civile, come un’ingiustizia che il tempo non ha sanato. Re Severian lo chiama «il solito ipocrita»; nelle locande lo chiamano in modi meno gentili.
Aspetto
Marcellus è un uomo magro. Al concilio di Aeterna veste una tunica color porpora e un mantello fermato da una fibula d’argento. Ha labbra sottili e un sorriso che increspa la bocca senza mai raggiungere gli occhi; le dita sono corte e appesantite da anelli d’oro, e quando parla le intreccia con studiata lentezza o le fa scorrere sopra le mappe, seguendo i confini come se li stesse già spostando. Ride raramente, con un suono breve e secco, simile a un ramo spezzato sotto la neve.
Alla corte di Thalassar se ne dà un ritratto meno composto: i principi Serakh lo chiamano «Quello sgradevole pidocchio» e lo dicono «quasi sempre ubriaco». Io non l’ho mai visto bere; l’ho visto soltanto contare.
Personalità
Marcellus non crede nella fratellanza dei Regni sotto il Silenzio né nella gratitudine dovuta a chi difende il Continente. Per lui sono illusioni buone per gli uomini che hanno bisogno di convincere gli altri a morire al loro posto:
«la gratitudine è una moneta che nessuno accetta.»
Anche la fede, nelle sue mani, diventa un conto: il Silenzio non protegge chi si limita a pregare, ma chi sopravvive. Una terra appartiene a chi è abbastanza forte da occuparla e abbastanza accorto da nutrirne gli abitanti.
Ha un’intelligenza politica notevole e la usa come un mercante: sa leggere una mappa, un trattato e una debolezza altrui con la stessa freddezza, e trova sempre la parola che trasforma un furto in un servizio reso. Mente senza esitare quando la menzogna rende, e la sua calma può diventare crudeltà senza cambiare tono.
Il suo difetto è il disprezzo. Considera Severian un sentimentale legato a tattiche morte da secoli, i barbari del Nord «bestie» incapaci di disciplina, i rapporti dei sopravvissuti un catalogo di mostri inventati dai codardi. Chi ha servito abbastanza a lungo sa che il disprezzo è spesso il primo passo verso una disfatta; Marcellus, che non ha mai servito nessuno, non lo sa.
Prima degli eventi
Su Marcellus prima del trono le mie fonti tacciono: non so chi fosse suo padre, come sia diventato Re né da quanti anni regni. So che cosa pensa dell’Armistizio. Con i trattati di dodici anni fa Valdoran ricevette più terre di qualunque altro Regno per mantenere i propri eserciti e difendere il Limes: villaggi, pascoli e campi che, secondo confini più antichi, sarebbero spettati a Caldor.
Da allora tutti i Regni versano al Nord il tributo della Sacra Missione, in denaro, grano e schiavi. Caldor, secondo Re Severian, non paga quanto stabilito da almeno tre anni, mentre i suoi mercanti comprano il legname di Valdoran, ne attraversano le strade e si arricchiscono grazie ai passi che il Nord difende.
Eventi nella saga
L’età dei regni
Il concilio di Aeterna. Quando Aurelianus riunisce i Re dopo la caduta del Grande Limes Settentrionale, Severian chiede uomini, viveri, cavalli e denaro contro l’Orda. Marcellus, che siede due troni più avanti, è il primo a rispondergli: un esercito del Continente si lascia tenere in scacco da quattro mesi da una massa di barbari? Ricorda i trattati, le terre ricevute da Valdoran a spese di Caldor, il tributo pagato ogni anno da tutti:
«Vi abbiamo già aiutato: abbiamo rispettato i trattati e siamo rimasti fedeli al Silenzio; ora voi dovete fare altrettanto.»
Thalios lo prende sottobraccio a parole, ricordando che entrambi devono difendersi dai pirati delle Sette Isole; poi la lite tra Thalios e Varricus seppellisce la richiesta di Severian, mentre Marcellus osserva con un mezzo sorriso. Quella notte, nei suoi alloggi, Severian lo chiama con Varro «il solito ipocrita».
Un pacco di lusso. A Chrysepolis, intanto, Braxos propone di dare in sposa a Marcellus la sorella Thaleia: il Re di Caldor è un pidocchio e pretenderebbe una dote enorme, ma il suo Regno confina con Valdoran, e una dote costa comunque meno di una guerra. La proposta resta discorso di corte; Thaleia, che origlia, la riferisce alla sua ancella con indignazione.
«Il Nord è solo.» Eletto Titus, nella torre sul mare il generale Gnaeus Ravilla gli conferma che Severian ha spostato quasi tutte le riserve a Nord e che le vallate meridionali sono rimaste quasi indifese. Le richieste d’aiuto del Nord sono arrivate a tutti, e nessuno, Caldor compresa, ha risposto. Marcellus fa scivolare le pedine rosse oltre i valichi: non intende invadere, dice, ma mettere in sicurezza le terre prima che i barbari le raggiungano. Quando Ravilla gli fa notare che Severian li chiamerà traditori, risponde: «Soltanto se sopravviverà abbastanza da farlo». Alla domanda su come reagirà la Chiesa, cita il nuovo Pontefice: le azioni verranno giudicate dai risultati, e se Caldor ristabilirà l’ordine nelle vallate, il risultato sarà la pace. Ordina una mobilitazione completa ma silenziosa, senza corni, proclami o stendardi fino ai valichi: meglio che il grano del Nord appartenga a un Re fedele al Silenzio piuttosto che a un’Orda pagana.
Le valli col pane. Mentre Severian muore, o viene dato per morto, sul Tauria, Marcellus mantiene la promessa: non manda un uomo contro l’Orda e manda le sue legioni a occupare fattorie, mulini e granai delle valli meridionali di Valdoran. I suoi soldati arrivano con carri di farina e sacchi bollati con il sigillo di Caldor; gli araldi gridano che Severian è caduto e che gli abitanti sono ormai figli di Caldor. Dall’alto di una collina Marcellus guarda una donna inginocchiarsi a baciare la mano del soldato che le ha dato la farina, senza provare alcuna vergogna: è l’eccitazione fredda di un mercante che conclude l’affare migliore della propria vita senza averne pagato il prezzo. Ordina di issare il rosso di Caldor su torri e mulini e di disarmare profughi e superstiti:
«Chi giurerà fedeltà a me e bacerà il mio anello potrà restare: avremo bisogno di braccia forti per lavorare la terra.»
Gli altri, se parlano di resistenza, onore o del loro Re, vanno cacciati oltre il confine oppure uccisi e sepolti nei campi. Il capitano che lo accompagna lo avverte che l’esercito è disperso fra i villaggi e che i rapporti parlano di un nemico capace di riserve, imboscate e manovre coordinate; Marcellus concede qualche esploratore ai passi, ma non ritira un solo uomo dall’occupazione:
«Combattiamo per la terra che abbiamo deciso di possedere.»
Nelle mie carte di allora è «quel maiale di Marcellus» e «quel viscido». Riletta oggi, è la descrizione più misurata che io abbia fatto di un Re.
Voci correlate
- Caldor
- Gnaeus Ravilla
- Valdoran
- Severian Corvus
- Arx Nivalis
- Avaricum
- Titus
- Lucius Aurelianus
- Armistizio
- Grande Limes Settentrionale
- Battaglia del Tauria
- Orda
- Thalios Serakh
- Braxos Serakh
- Thaleia Serakh
- Re Cassander
- Giulio
- Domitius
- Caelorn Varricus
- Patto dell’Oro, del Ferro e del Sangue
- Valeri Caelnius
