Thaleia Serakh
Informazioni
Campo Valore Sesso Femmina Titolo Principessa di Thalassar Dinastia Dinastia Serakh Residenza Basileia Thalassar, Chrysepolis Età Quasi quindici anni Padre Il defunto Re di Thalassar Madre Cassiane Fratelli Thalios Serakh, Iason Serakh, Braxos Serakh Serva personale Draga Prima apparizione L’età dei regni
Thaleia Serakh è l’unica sorella di Re Thalios Serakh e dei Principi Iason Serakh e Braxos Serakh, figlia del defunto Re di Thalassar e della regina vedova Cassiane. Ha quasi quindici anni e vive da sempre dentro il Palazzo Reale di Basileia Thalassar, la reggia d’oro e marmo che domina Chrysepolis dall’alto di una collina sul mare.
Di lei, fuori dal Palazzo, si sa quello che si sa di tutte le principesse: che è bella, che porta il velo, che un giorno andrà sposa a qualcuno di utile. A corte nessuno le rivolge la parola se non per inchinarsi, e nessuno la informa di nulla: i servi sanno prima di lei quando i suoi fratelli rientrano in città. Il suo valore viene calcolato come quello di una dote, e il Re, che da anni rimanda ogni discorso sul suo matrimonio, la tiene vicina più di quanto la corte trovi naturale.
Ho raccolto in un porto la frase di un mercante ubriaco, secondo il quale la giovane sorella del Re «vale quanto un’intera flotta, ma invecchia molto rapidamente». L’ho trascritta allora come una battuta. Rileggendola, mi sembra la descrizione più onesta che Chrysepolis abbia mai dato di lei.
Aspetto
Thaleia è una ragazza esile, con occhi grandi e scuri e lunghi capelli scuri che, nelle sue stanze, porta sciolti e spesso in disordine. Anche in privato tiene un velo sottile sulla parte inferiore del volto, come vuole l’uso delle donne ricche di Chrysepolis: più una famiglia è potente, meno volto concede di mostrare. La pelle è chiara, di chi non ha mai passato al sole più tempo del necessario.
Quando deve comparire in pubblico, la preparazione richiede quasi due ore. I capelli vengono intrecciati e raccolti dietro il capo con fermagli d’oro e pietre azzurre, lasciando libere due sottili trecce ai lati del volto, secondo l’usanza delle giovani nobildonne thalassariane non sposate; il viso viene schiarito con una polvere, gli occhi sottolineati da una linea scura. Indossa abiti di seta e lino con un corpetto che la costringe a tenere la schiena dritta e, ricamato in fili d’oro sul busto, il simbolo della Dinastia Serakh: un serpente circondato dalle onde. Un velo azzurro, fissato ai capelli da una sottile corona, completa l’opera. Il risultato è una principessa composta e immobile, che con la ragazza rannicchiata sotto la loggia ha in comune soltanto gli occhi.
Non ha alcun addestramento alle armi e conosce il mondo soltanto attraverso mappe, lezioni e racconti: non ha mai visitato nessun Regno, e il porto della sua città lo ha sempre guardato dall’alto delle terrazze.
Personalità
Thaleia è curiosa, ironica e del tutto insofferente all’etichetta. Si siede scalza sui cuscini della loggia con le ginocchia contro il petto, mangia la frutta macchiandosi le vesti e risponde ai rimproveri di Draga con battute che una dama di corte non dovrebbe conoscere. Sotto lo scherzo c’è una ferita vera: da sempre precettori, sacerdoti e fratelli le ripetono con calma, come una verità naturale quanto il sorgere del sole, che guerre, tasse ed eserciti sono faccende da uomini. Lei vuole sapere che cosa accade nel suo Regno, e più glielo negano, più lo vuole.
Ha imparato presto a muoversi dove nessuno la guarda. Da bambina si nascondeva per sfuggire alle lezioni di musica e di etichetta; crescendo ha continuato, perché i passaggi dimenticati del Palazzo erano gli unici luoghi in cui potesse camminare senza essere accompagnata, osservata o corretta. Nello stesso modo ha imparato ad ascoltare: gli uomini della corte parlano davanti a lei di casse, conti e flotte convinti che non capisca, e lei ricorda.
Ha un istinto per i rapporti di potere che nessuno le ha insegnato di proposito: anni passati a guardare uomini che trasformano promesse, minacce e mezze verità in strumenti di governo le hanno insegnato che una promessa diventa credibile quando chi l’ascolta desidera che sia vera. Le manca tutto il resto: non conosce la fame, la fatica e la violenza che esistono oltre le mura, e quando dice di voler essere una popolana lo dice come lo direbbe chiunque non lo sia mai stato.
Non è coraggiosa nel senso in cui lo sono i soldati. Davanti al pericolo trema, ha la nausea, piange; ma quando non c’è nessun altro disposto a parlare al suo posto, parla lo stesso. Il legame più vero della sua vita è quello con Draga, la schiava straniera che le fa da serva da quando entrambe erano bambine e che per lei è la persona più vicina a un’amica che le sia mai stato concesso di avere.
Prima degli eventi
Thaleia nasce nella famiglia reale di Thalassar quando il padre è ancora sul trono. Morto il Re, la corona passa a Thalios; la madre si ritira nell’ala orientale del Palazzo e abbandona a poco a poco ogni ruolo pubblico, mentre i fratelli siedono nei consigli, comandano eserciti e viaggiano per il Continente. A Thaleia restano la musica, il cerimoniale, l’arte di apparire e una torre con un balcone sul mare.
Quando è ancora bambina, il maggiordomo del Palazzo compra una piccola schiava venuta dalle terre oltre il Grande Limes Settentrionale e la assegna alle sue stanze. La chiamano Draga, anche se per molto tempo la bambina pronuncia un altro nome quando indica se stessa, e nessuno si prende la briga di chiedere quale sia quello giusto. Draga la veste, le pettina i capelli, le rimbocca le coperte e le insegna come comportarsi davanti alla corte. Thaleia, dal canto suo, impara a capire quando Draga mente sul proprio passato: ha visto i segni sbiaditi delle corde sui suoi polsi e sulle caviglie, e l’ha sentita gridare nel sonno, ma non le ha mai chiesto il resto.
Negli anni esplora quasi ogni angolo della reggia. Il Palazzo è cresciuto per aggiunte successive, una generazione dopo l’altra, e sotto i mosaici più recenti restano porte murate, scale dimenticate e corridoi costruiti, sembra, per fuggire durante una rivolta o per ascoltare senza essere visti. Thaleia ne conosce diversi, e uno di questi si apre premendo l’occhio di un marinaio in un grande mosaico navale.
Alla corte frequenta anche un giovane capitano della flotta, Ariston, che porta rapporti a Thalios, doni alla Regina Madre e, più di una volta, fiori a lei; Thaleia li lascia appassire nei vasi, convinta che ci sarà tempo per capire che cosa significhino.
Il suo matrimonio non è mai stato deciso, e la corte, a bassa voce, si domanda perché il Re continui a rimandarlo.
Eventi nella saga
L’età dei regni
Una mattina Draga trova Thaleia scalza sotto la loggia e le annuncia, con il tono di chi riferisce una voce di lavanderia, che Braxos e Iason stanno tornando da Aeterna, dove la Chiesa del Silenzio ha riunito i Re del Continente, e che Thalios è stato trattenuto nella Capitale. Thaleia scopre così che tutto il Palazzo lo sapeva tranne lei. Dopo due ore di preparazione accoglie i fratelli nell’atrio e chiede di assistere al loro incontro con il logoteta Nikephoros. Braxos le ricorda i suoi compiti (la dignità della famiglia, le cerimonie e, a suo tempo, un matrimonio degno del nome) e Iason chiude la discussione con gentilezza:
«Sei una donna. Non devi preoccuparti di queste cose, ci pensano gli uomini.»
Thaleia torna verso le sue stanze, poi apre il passaggio dietro il mosaico navale, scende lungo una scala ricavata nello spessore delle mura e si inginocchia dietro una grata di bronzo affacciata sulla sala privata del consiglio. Da lì ascolta i fratelli e il logoteta parlare della caduta del Grande Limes Settentrionale come di un’occasione, dell’assedio di Keshar, del piano su cui la dinastia lavora da tre generazioni (prendere Arakhan, poi le Selve di Amana con il loro Legno-Ferro, e con quello il mare) e della guerra che Thalios vuole muovere a Solthar per un insulto di Caelorn Varricus; il logoteta propone di accontentarlo con una squadra navale che colpisca i convogli senza trascinare il Regno in una guerra aperta.
Poi la conversazione passa a lei. Nikephoros ne stima il sangue, l’età, la bellezza e la salute come un mercante stima una proprietà; si fanno i nomi di Marcellus Virex, di Solthar «prima che la situazione degenerasse» e della famiglia di un grande ammiraglio. Il logoteta la definisce «uno strumento diplomatico perfetto. Giovane, istruita e senza alcuna autorità», e Braxos ride: «Un pacco di lusso». Infine i fratelli si chiedono perché Thalios non abbia mai voluto parlare del suo matrimonio: Braxos dice che al Re piace averla vicina e sapere che nessun altro può avere ciò che considera suo, Iason accenna con un sorriso agli antichi Imperatori, presso i quali il sangue doveva restare nella famiglia, e il logoteta osserva che il Re ha sempre faticato a distinguere ciò che appartiene alla Corona da ciò che desidera per sé.
Tornata nelle sue stanze, Thaleia racconta tutto a Draga. La serva le spiega che a cambiare, tra una contadina, una schiava e una principessa, sono soltanto i vestiti, i palazzi e il prezzo; poi, messa alle strette, ammette che tra serve e soldati corre da tempo la voce che il Re non guardi la sorella come un fratello dovrebbe, e le consiglia prudenza. Thaleia rilegge allora gesti che aveva preso per affetto (i doni più ricchi di quelli dei fratelli, la gelosia con cui il Re allontana i giovani nobili che le si avvicinano) e per la prima volta ha paura di Thalios. Corre dalla madre: Cassiane l’ascolta senza stupirsi, le dice che essere una principessa significa appartenere alla famiglia prima che a se stessa, che non ha più alcuna autorità sul figlio («È il nostro re, Thaleia. Prima di essere tuo fratello e prima di essere mio figlio») e che, se le voci fossero vere, a Thaleia non resterebbe che essere prudente. Thaleia esce dicendole che non vuole diventare come lei. Quella sera capisce che la porta della sua gabbia non si aprirà con un matrimonio, perché la chiave è nelle mani di suo fratello.
Per settimane progetta la fuga. Draga tenta di dissuaderla e, quando capisce che non ci riuscirà, decide di seguirla. Una notte le due ragazze scendono per un passaggio segreto fino ai quartieri bassi del porto: Thaleia ha un mantello di lana grezza preso a una lavandaia e il sigillo d’oro dei Serakh cucito nella fodera del corpetto. La città vista da vicino è fango, liquami, risse, prostitute picchiate e guardie che si voltano dall’altra parte per una moneta; Draga la trascina via ogni volta che sta per aprire bocca. Su un molo povero trattano con Zafir, corsaro delle Isole e capitano della liburna Serpente di Sabbia: Draga paga il passaggio verso Nord con un anello dallo smeraldo grosso quanto una noce, nella cui fascia è inciso, quasi cancellato, il sigillo dei Serakh.
Al largo, Zafir scende in cabina con due uomini armati e pretende di sapere chi siano. Thaleia, malgrado la nausea, sceglie di non mentire:
«Sono Thaleia Serakh», disse. La voce le uscì piccola, ma limpida. «Principessa di Thalassar. Sorella minore di re Thalios Serakh.»
Mostra il sigillo. Al corsaro, che pensa al riscatto, spiega che Thalios non paga chi mette le mani su ciò che considera suo e che lo farebbe impalare come rapitore; quando lui parla del mercato degli schiavi di Caldor, risponde che vale di più come arma. Ha capito che il Serpente, senza bandiera e con un carico troppo leggero, sta rispondendo alla chiamata di Varricus contro le navi di Thalassar, e propone a Zafir di presentarsi al Re di Solthar con la sorella del suo nemico, che conosce la corte, i passaggi del Palazzo e i piani della flotta. Non tutto è vero, ma è abbastanza credibile. Zafir accetta di mantenere la rotta per Solthar, trattiene l’anello e la tiene chiusa in cabina come «il carico più costoso» della sua stiva. Appena la porta si chiude, Thaleia comincia a tremare e vomita, mentre Draga le tiene i capelli.
Qualche giorno dopo, all’alba, il Serpente naviga con altre tre navi corsare e attacca lo Spettro di Thalassar, un dromone che Thaleia ha visto molte volte nel porto militare della Capitale. Dalla murata assiste all’intera battaglia: i remi spezzati, la calce viva sul timone, l’abbordaggio, il fuoco. Tra i difensori riconosce Ariston, che guida la resistenza davanti all’albero maestro e muore sgozzato. Quando corre al cassero e ordina a Zafir di fermare i suoi uomini, lui la colpisce al volto con il dorso della mano. Draga si scaglia contro il capitano, ferisce un corsaro con un piccolo coltello che nessuno sapeva che portasse, morde Zafir al braccio e punta alla gola; Zafir la trafigge con la scimitarra sotto le costole. Poi, furioso, trascina Thaleia per i capelli fino al parapetto e la costringe a guardare il massacro, gridandole che i Re decidono e che a pagare sono i rematori, i soldati e la gente come lui.
Chiusa in cabina con Draga, Thaleia ascolta finalmente la sua storia: la catena al collo una decina di anni prima, nelle valli a Nord, la vendita per un sacco di sale e un coltello arrugginito, il maggiordomo che la comprò. Draga le dice che non è mai stata soltanto un lavoro e le lascia un ordine:
«Impara a mordere.»
Morta Draga, Thaleia le chiude gli occhi e la culla come Draga aveva fatto con lei tante notti. Capisce che essere stata protetta non ha mai significato essere al sicuro, e che non diventerà mai una guerriera; decide invece di trasformare in armi il proprio nome, il sangue dei Serakh e perfino la propria fragilità. «Imparerò», sussurra.
