Re Cassander
Cassander è il Re di Vindelia e il padre del Principe ereditario Giulio. Siede su un trono di legno in una sala delle udienze che somiglia più a una tenda militare che alla reggia di un sovrano, tra mappe scolorite delle antiche province imperiali e le linee tracciate sul pavimento per allineare delegazioni e ufficiali.
È vecchio e malato. Governa un Regno di pianure fertili e di coscritti, che da generazioni manda grano e soldati a un Continente che gli restituisce soltanto ordini, e continua a farlo perché ci crede. Per lui i Regni non sono ancora del tutto separati: sono le membra di una famiglia tenuta insieme dalla Chiesa del Silenzio e dall’eredità dell’Impero, e Vindelia ne è la custode.
Aspetto
Cassander è consumato dalla vecchiaia e dalla tisi. Ogni respiro gli produce un suono umido nel petto, le mani ossute tremano sui braccioli del trono, e la coperta stesa sulle gambe non basta a nascondere quanto si siano assottigliate. Quando tossisce si porta un fazzoletto alla bocca, e sul lino resta una macchia rossa.
Il segno del suo potere è il pesante anello reale di Vindelia, che porta al dito.
Personalità
Cassander è un uomo di fede e di ordine, e le due cose per lui coincidono. Teme la Chiesa più dei nemici: la scomunica, la cancellazione dei nomi, i Silenti. Per lui spezzare l’«antico patto» con Aeterna è insieme follia ed eresia, e nessuna fame dei suoi soldati giustifica il rischio di perdere l’anima, la propria e quella del Regno.
«Noi siamo i custodi dell’Impero», mormorò Cassander. «Dobbiamo mantenere la pace.»
Non è un avido né un vile, almeno nel senso comune della parola. È un uomo che ha visto finire troppe cose e si è aggrappato a quelle che restano. Il figlio lo giudica così: al posto del sovrano di un tempo è rimasto «un custode terrorizzato dalla possibilità di vedere con i propri occhi la fine del mondo nel quale era cresciuto e aveva sempre creduto». È un giudizio duro, ma non lo trovo sbagliato. Conserva tuttavia la dignità di chi ha comandato a lungo, e non è uomo da arrendersi alle parole.
Prima degli eventi
Prima che la malattia lo consumasse, Cassander era un Re energico: capace di cavalcare per giorni, di dormire tra i soldati e di affrontare le rivolte delle province senza attendere l’approvazione della Chiesa. Così lo ricorda Giulio, che aggiunge però che quell’uomo era scomparso molto prima che la tisi ne consumasse il corpo.
Sotto il suo regno Vindelia ha continuato a versare le Decime ad Aeterna e a fornire uomini agli eserciti decisi dalla Cittadella, mentre le sue Legioni impoverivano. Caelorn Varricus lo riassume con il disprezzo del banchiere: il vecchio continua a credere «alla favola di una famiglia di regni unita sotto la guida morale della Chiesa».
Eventi nella saga
L’età dei regni
Dopo la caduta del Nord arriva a Vindelia la lettera di Caelorn Varricus. È indirizzata al Re, ma Varricus sa bene che Cassander non rinnegherà mai Aeterna finché respira: scrive per il figlio. Giulio la legge ad alta voce davanti ai generali.
Cassander ansima: «Follia». Poi, tra un colpo di tosse e l’altro: «Eresia. Varricus ci chiede di spezzare l’antico patto; di rinnegare Aeterna e il Silenzio.» Teme che Titus li scomunichi, che i loro nomi vengano cancellati, che arrivino i Silenti. Giulio lo interrompe davanti a tutti, cosa che non era mai accaduta, ed elenca la fame delle Legioni e le guerre pagate con il grano di Vindelia. Il Re risponde con la sola cosa in cui crede, la custodia dell’Impero e della pace; il figlio gli ribatte che sono custodi di un cimitero.
Cassander cerca i volti dei generali. Alcuni abbassano gli occhi, altri restano immobili con le mani sulle impugnature delle spade, in segno di rispetto ma non di obbedienza. Per la prima volta capisce che il figlio non sta discutendo. Fa un ultimo tentativo:
«Giulio, io te lo proibisco.» La voce si spezzò. «Finché avrò respiro, Vindelia non alzerà le armi contro la Chiesa. Io sono ancora il tuo Re.»
Giulio si china, bacia l’anello reale e glielo sfila dal dito. Le dita del vecchio si chiudono una volta attorno a quelle del figlio, poi scivolano via. Il comandante della Prima Legione si inginocchia davanti a Giulio, gli altri lo seguono, e Cassander vede dissolversi la propria autorità senza che una sola spada venga estratta. «Il vostro tempo è terminato, padre. Riposate.» Mentre il figlio dà gli ordini che rompono con Aeterna, Cassander resta afflosciato sul trono, respira a fatica e stringe tra le dita nude il punto in cui, fino a poco prima, portava l’anello.
