Dinastia Serakh
Informazioni
Campo Valore Tipo Dinastia regnante Regno Thalassar Sede Basileia Thalassar, Chrysepolis Emblema Un serpente circondato dalle onde; il serpente dorato di Thalassar Colori Oro, azzurro e zaffiro; vele purpuree nei mosaici antichi Capo Thalios Serakh Membri noti Thalios Serakh, Iason Serakh, Braxos Serakh, Thaleia Serakh; la Regina Madre Cassiane Successione Per linea maschile, un solo uomo sul trono Prima apparizione L’età dei regni
La Dinastia Serakh è la famiglia che regna su Thalassar, il Regno più ricco e popoloso del Continente. Nelle sale di Basileia Thalassar la chiamano gens Serakh, nelle strade di Chrysepolis semplicemente «i Serakh», e il nome basta: chi lo porta è riconosciuto in tutto il Continente, e chi lo sente pronunciare si prepara a inginocchiarsi.
All’inizio dei fatti che racconto la famiglia è guidata da Re Thalios, giovane, primogenito ed erede del padre morto. Con lui ci sono i fratelli minori Iason e Braxos, Principi che lo accompagnano nelle missioni di Stato e siedono al consiglio quando lui è lontano; la sorella Thaleia, unica figlia femmina, che ha quasi quindici anni; e la madre, la Regina Cassiane, ritirata da anni nell’ala orientale del Palazzo. Del Re morto so poco: che un giorno Caelorn Varricus lo ha nominato davanti al concilio per far vergognare il figlio, e che il figlio non gliel’ha perdonato. Di cugini del Re ce ne sono, e si riconoscono in un modo molto semplice: sono gli uomini davanti ai quali tutti si gettano a terra.
Emblema e insegne
Il simbolo dei Serakh è il serpente: ricamato in oro su un corpetto di Principessa diventa «un serpente circondato dalle onde», al centro della cupola dell’atrio del Palazzo è «il serpente di Thalassar», sulle vele dei dromoni e sugli stendardi è un serpente dorato. Lo portano sul petto anche le guardie cittadine, e allora il Regno e la famiglia diventano la stessa cosa, il che è esattamente ciò che i Serakh desiderano. Il sigillo della famiglia è d’oro, e basta l’incisione su un anello per tradire chi lo porta. Nei colori della corte tornano l’oro, l’azzurro e lo zaffiro, il lapislazzuli e la madreperla; nei mosaici più antichi le navi della dinastia hanno vele purpuree.
Potere e successione
A Thalassar il potere non si divide. Si conquista e si conserva con la forza, anche quando questo significa far sparire fratelli, figli o padri: come ai tempi degli antichi Imperatori, il sangue maschile comanda, ma un solo uomo può occupare il trono. I fratelli del Re conservano i titoli di Principe e qualche incarico, ma restano, per usare le parole che Thalios non dice ad alta voce, ostacoli possibili. Le donne della famiglia, invece, hanno un valore diverso: una Principessa serve a trasformare un accordo politico in un legame di sangue, e la si custodisce come una moneta da spendere al momento giusto.
«A Thalassar i fratelli non governano insieme. E prima o poi, i fratelli possono diventare ostacoli.»
Accanto ai Serakh, a governare davvero, c’è il Logoteta, il Primo Ministro: l’uomo più potente del Regno dopo la famiglia, e secondo alcuni quello che comanda quando il Re è lontano.
Etichetta e propaganda
La famiglia pretende che ogni dettaglio dell’etichetta sia rispettato. Al passaggio dei Principi servi, funzionari e ufficiali piegano le ginocchia e abbassano la fronte verso il pavimento; in città la corte non cammina, sfila, e chi non si prostra abbastanza in fretta rischia la frusta. I Serakh sostengono di essere stati scelti dal sole o dal mare, o forse da entrambi: la versione cambia a seconda del sacerdote al quale si offre da bere.
La loro storia è scritta sui muri del Palazzo, che è cresciuto insieme alla dinastia: ogni sovrano ha aggiunto cortili, logge e sale, e le pareti sono coperte di navi vittoriose, eserciti in marcia e ambascerie inginocchiate davanti alla gens Serakh. In un grande mosaico un antico sovrano della famiglia osserva dalla prua dell’ammiraglia una vittoria navale. Non c’è una sola sconfitta, né una flotta affondata, né un Re assassinato dai propri fratelli. Che non ce ne siano stati non lo giurerei.
A corte, intanto, si sussurra una cosa che nessuno scrive. Si dice che il giovane Re guardi la sorella non come un fratello dovrebbe guardarla, e che non le cerchi marito perché non sopporta l’idea che un altro uomo la porti via; e qualcuno, sottovoce, ricorda che alcune antiche dinastie imperiali tenevano il sangue della famiglia dentro la famiglia. Sono voci. La corte vive di maldicenze. Ma la madre, quando le sente, non si scandalizza.
Ricchezza e alleanze
I Serakh siedono sul Regno più ricco del Continente e lo mostrano: monete gettate alla folla durante le processioni, tuniche viola ricamate di fili metallici, gemme sulle impugnature delle armi. Da tre generazioni la famiglia lavora a un «piano» per prendere le Selve di Amana e il loro Legno-Ferro, prima piegando Arakhan, poi entrando nella Selva da Ovest e da Est mentre la flotta chiude la costa. Nelle sale del consiglio si ragiona di matrimoni con Caldor, con Solthar o con le grandi famiglie degli ammiragli, per legare a sé la flotta. Le famiglie della nobiltà che restano fedeli ai Serakh forniscono cavalieri all’esercito; quelle delle province, avverte il logoteta, cominceranno a domandarsi se la dinastia sia ancora invincibile al primo segno di debolezza.
Riti funebri
I Serakh hanno un rapporto da proprietari anche con la morte. Nelle stanze della Regina Madre ardono lampade accanto a piccole tavolette votive e ai Monumenta di alcuni antenati della gens: la famiglia è certa che il proprio nome sarà ricordato. Per i servi, naturalmente, nessuno si prende tanto disturbo.
Eventi nella saga
L’età dei regni
Thalios, Iason e Braxos entrano ad Aeterna su tre cammelli, in tuniche viola, gettando monete alla folla; al concilio Thalios si scontra con Varricus, che gli rinfaccia la guerra ad Arakhan e il padre. Nelle stanze della delegazione il Re scaglia un calice contro il muro, rimanda i fratelli a Chrysepolis a preparare la guerra contro Solthar e ricorda loro chi porta la corona: «Io sono l’erede di nostro padre.»
A Chrysepolis, Iason e Braxos e il logoteta Nikephoros discutono il valore della sorella come sposa, mentre Braxos la chiama «un pacco di lusso» e Iason evoca gli antichi Imperatori. Thaleia, che li ascolta da una grata nascosta, cerca aiuto dalla madre e riceve soltanto prudenza: «Essere una Principessa significa appartenere alla propria famiglia prima che a se stessa.» Settimane dopo fugge dal Palazzo con la serva Draga. Sulla liburna di Zafir rivela il proprio nome mostrando il sigillo d’oro dei Serakh nascosto nel corpetto, e capisce che il nome della famiglia è insieme una condanna e una merce: «Finché porterai il nome dei Serakh, sarai una preda», le aveva detto Draga. In mare la Principessa assiste al massacro dello Spettro di Thalassar, il cui capitano Ariston muore gridando «Per Thalassar! Per la dinastia Serakh!», e alla morte di Draga. Decide di trasformare il proprio nome, il sangue dei Serakh e perfino la propria fragilità in armi.
Intanto Thalios conquista l’Oasi di Keshar, e il Disertore annota che Thalassar domina ormai quasi tutto il Sud.
