Corsari delle Sette Isole
Informazioni
Campo Valore Tipo Capitani e equipaggi indipendenti Base Sette Isole Comando Nessuno: ogni capitano è padrone delle proprie navi Navi Liburne Armi Scimitarre, archi, fionde, rampini, vasi di calce e di pece Nemici abituali Thalassar, Caldor Prima apparizione L’età dei regni
I corsari delle Sette Isole non sono un esercito, né una flotta, né un ordine: sono i capitani dell’arcipelago che vivono di prede, ciascuno con la propria nave, il proprio equipaggio e i propri debiti, e che di tanto in tanto si mettono insieme quando il bottino è abbastanza grosso da far tacere per un poco le rivalità. Sul Continente li chiamano in due modi, e la differenza non dipende da loro.
«Da noi li chiamano pirati quando ci derubano e corsari quando qualcuno li paga per derubare il vicino.»
Loro, immagino, si limitano a valutare il prezzo. Per Thalassar e Caldor sono una piaga antica delle rotte e delle coste; per chiunque possieda oro e un nemico con una flotta, sono un’arma che si compra senza dover dichiarare guerra.
Origini
Nessuno sa dire da quando le Isole mandino pirati per mare: da sempre, direbbero i mercanti, e i mercanti di queste cose se ne intendono. L’Impero non riuscì mai a sottometterle e si accontentò di pattugliare le coste del Continente; i Regni che ne hanno raccolto l’eredità sul mare hanno fatto lo stesso, con meno navi e più lamentele.
Struttura e consuetudini
Non esiste un comando comune, e nemmeno una bandiera: chi vuole comprarli deve comprarli uno per uno. Ogni capitano possiede la propria nave, si unisce agli altri per un’impresa e se ne separa appena la preda è divisa; a bordo la sua parola è legge, e fra loro gli equipaggi parlano una lingua che sul Continente pochi capiscono.
In mare cacciano a branco. Non affrontano mai un dromone di fronte, perché sanno che il rostro e le balliste li ridurrebbero in schegge: lo circondano restando fuori dall’arco delle macchine, gli spezzano i remi, gli accecano il timone con la calce viva, lo agganciano con i rampini e lo abbordano dai fianchi e dalle sartie. Colpiscono di notte e spariscono fra le isole prima che qualcuno abbia finito di gridare l’ordine giusto. Combattono senza armature pesanti, con pantaloni larghi, tuniche di lino, giubbe di cuoio e turbanti, e con la Scimitarra in pugno. Dei vinti, di solito, non lasciano molto.
Il loro difetto, per chi li paga, è lo stesso pregio che li rende utili: si vendono. Thalassar, quando Solthar li compra, li paga a sua volta per tradire; Solthar, allora, paga il doppio. È un mercato come un altro, solo più bagnato.
Membri noti
- Zafir, capitano del Serpente di Sabbia.
Eventi nella saga
L’età dei regni
La guerra comprata di Solthar. Quando i dromoni di Thalassar prendono il controllo dello Stretto delle Spezie, Caelorn Varricus fa aprire i forzieri della Banca Reale di Solthar e manda emissari alle Isole per comprare «ogni pirata, capitano rinnegato e assassino» che abbia una nave capace di galleggiare. Le navi corsare, senza bandiera e con nomi dipinti di fresco, si riforniscono ai moli reali di Thalmyra, ricevono viveri, riparazioni e informazioni dai funzionari solthariani e vengono pagate attraverso compagnie di mercanti e prestanome. Rallentano i rifornimenti diretti a Thalios, forzano il blocco, riaprono alcune rotte e affondano diversi trasporti di Thalassar.
Titus, che conosce i nomi dei capitani, delle navi e degli intermediari, minaccia di ritirare i depositi della Chiesa dalle banche di Thalmyra se un’altra nave thalassariana verrà attaccata. Varricus rifiuta di fermare i corsari; quando Solthar entra nel Patto dell’Oro, del Ferro e del Sangue, gli equipaggi delle Isole brindano al Re, ridipingono i nomi sugli scafi e alcuni capitani strappano in pubblico gli ordini che imponevano di sospendere le incursioni, gettandoli nei bracieri delle taverne.
Lo Spettro di Thalassar. Fra quelli che rispondono alla chiamata c’è Zafir, che a Chrysepolis imbarca Thaleia Serakh e Draga. In mare aperto il suo Serpente di Sabbia si unisce ad altre tre navi corsare e assalta lo Spettro di Thalassar: una trave uncinata spezza i remi, i vasi di calce accecano il timone, i rampini agganciano il dromone. Le balliste dello Spettro sfondano il fianco di una liburna e uccidono due uomini sul ponte del Serpente, e la parete di scudi dei fanti di marina regge a lungo; poi i corsari scendono dalle sartie alle spalle della formazione ed entrano nei ponti dei rematori dai portelli dei remi. Il capitano Ariston muore, gli ultimi difensori vengono abbattuti con le frecce, i feriti finiti, il forziere dell’erario militare portato via; un arciere del Serpente uccide per scommessa un ragazzo naufrago. Nella mischia sul cassero Zafir trafigge Draga con la scimitarra.
Voci correlate
- Sette Isole
- Isolani delle Sette Isole
- Namar
- Confederazione
- Liburna
- Scimitarra
- Serpente di Sabbia
- Iena del Mare
- Gabbiano Nero
- Falco di Sale
- Spettro di Thalassar
- Zafir
- Othman
- Raskor
- Samir
- Caelorn Varricus
- Solthar
