Isolani delle Sette Isole

Informazioni

CampoValore
TerraSette Isole
AspettoPelle scura o bronzea, capelli intrecciati, spesso tatuati
LinguaLingua delle Isole; parlano anche quella del Continente, con accento musicale
GovernoNessun Re; ogni capitano è padrone della propria nave
FedeNessuna religione comune
ArmiScimitarra, archi, fionde
NaviLiburna
Prima apparizioneL’età dei regni

Gli isolani delle Sette Isole sono le genti dell’arcipelago a Sud-Est del Continente. Sul Continente li si incontra quasi soltanto nei porti: marinai sui moli di Chrysepolis e di Thalmyra, mercanti di spezie, equipaggi di navi senza bandiera, e naturalmente pirati. I Regni li chiamano barbari ed eretici; i cartografi, pagani ignoranti. Chi li ha visti combattere li chiama in modi meno eleganti.

Si dice che non abbiano sangue nelle vene ma acqua salata: nascono nella risacca, imparano a nuotare prima di camminare e crescono arrampicandosi sulle sartie. È un modo di dire da taverna, ma come molti modi di dire da taverna contiene più verità di un trattato.

Aspetto e abbigliamento

Gli uomini delle Isole che ho visto nei porti hanno quasi tutti la pelle scura o color bronzo, bruciata dal sole e dagli spruzzi, i capelli intrecciati e non di rado i denti ricoperti d’oro; qualcuno li porta limati. Molti hanno le braccia tatuate con onde, serpenti marini e lettere di un alfabeto che sul Continente nessuno sa leggere. In mare vestono pantaloni larghi, tuniche di lino, giubbe di cuoio e turbanti avvolti attorno alla testa, e non portano le armature pesanti dei fanti continentali: sul ponte di una nave, dove ogni passo può essere interrotto da una cima o da un rollio, la libertà di movimento vale quanto una corazza. Quelle brache larghe, raccolte alle caviglie, piacquero tanto ai primi Silenti della Cittadella che le adottarono per i propri uomini.

Quando parlano la lingua del Continente lo fanno con un accento musicale e strascicato che si riconosce a un molo di distanza. Fra loro usano la lingua delle Isole, e imprecano per le Sette Tempeste.

Modo di combattere

Gli isolani non conoscono le linee rette. Non cercano lo scontro frontale con chi è più pesante di loro: aspettano che il sole, la sete, la paura o la stessa armatura del nemico facciano metà del lavoro, poi arrivano dal lato dal quale nessun maestro d’arme ha insegnato a guardare. Le loro armi sono la Scimitarra, che taglia senza incastrarsi nelle ossa, l’arco e la fionda, i rampini, i vasi di calce viva e di pece. In mare cacciano a branco, con le loro liburne, girando attorno alle navi più grandi finché non diventano cieche e zoppe.

Ho visto un duello al porto di Chrysepolis. Un isolano danzava attorno a un thalassariano armato di tutto punto come se fosse ubriaco, lasciandogli consumare il fiato in affondi potenti e prevedibili; al primo passo falso gli passò accanto, e un istante dopo la gola dell’altro era aperta da un orecchio all’altro. L’isolano pulì la lama sulla tunica del morto e tornò a bere. Da noi lo avrebbero chiamato disonore. Laggiù, credo, lo chiamano vittoria.

Società

Le Isole non hanno mai riconosciuto un Re, né il loro né quello di qualcun altro. Ogni capitano è padrone della propria nave e del proprio equipaggio, e le alleanze fra capitani durano quanto il bottino che le giustifica. Sulle navi vale la parola del capitano, e chi lo dimentica impara in fretta a ricordarsene. Il resto lo racconto alla voce Corsari delle Sette Isole.

Eventi nella saga

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