Successione di Aurelianus
Informazioni
Campo Valore Tipo Successione pontificia Luogo Aeterna, Cittadella Imperiale Epoca inizio dell’Età dei Regni Parti Chiesa del Silenzio, Conclave Prima apparizione L’età dei regni
Questa voce racconta un passaggio di mano al vertice della Chiesa del Silenzio, all’inizio dell’Età dei Regni, e quello che ne seguì per il Continente. Tutto ciò che c’è da dire sta nel riquadro, perché il solo raccontarlo rivela come comincia la storia.
Eventi nella saga
L’età dei regni
Antefatti. All’inizio di questa storia Lucius Aurelianus è un vecchio alto e consumato che cammina appoggiato a un bastone di legno scuro e nasconde la fatica per abitudine. Da decenni media fra i Re: rimanda invasioni, protegge i Regni deboli, ricuce accordi destinati a strapparsi. Nell’inverno in cui l’Orda passa il Limes convoca ad Aeterna il concilio dei sovrani; vengono in quattro su otto, e il concilio si scioglie fra le liti di Thalios Serakh e Caelorn Varricus. Re Severian Corvus lo giudica «troppo buono per quella sedia»; Varro gli risponde: «Ed è proprio per questo che non durerà.» Quella notte Aurelianus chiede consiglio al suo pupillo Titus, che gli risponde «Lasciate fare a me», e capisce che il ragazzo cresciuto nella Cittadella governa già nell’ombra e che presto non avrà più bisogno di lui.
La morte. Poco tempo dopo, in primavera, la Magna Campana suona tre rintocchi separati da lunghe pause. Cassio li sente dal ponte di marmo che porta dalla periferia meridionale alle vie consolari: il mercato sull’altra sponda si spegne, le donne si inginocchiano nel fango, un’anziana mormora che Sua Santità è tornato al Silenzio. Di che cosa sia morto non lo so. Le mie fonti tacciono, e la Chiesa non lo disse; so soltanto che i Re, tornati a casa dopo il concilio, erano convinti che, nonostante le sue condizioni, avrebbero avuto mesi prima di dover affrontare l’elezione di un successore. La morte li sorprese tutti.
Aeterna si prepara al funerale. Pattuglie di legionari della Chiesa sgomberano le strade e sbarrano gli incroci, i carri vengono requisiti per legname, cera e drappi, le botteghe chiuse. La Cittadella si copre di drappi neri e argentati; il corpo viene esposto fra tanta cera e tanto incenso da illuminare una piccola città, e la Campana suona per tre giorni. Nella Cittadella, intanto, si contano i voti: il Conclave sceglie Titus durante la notte, prima ancora che la carne del predecessore sia affidata al fuoco.
La cremazione. Sotto una leggera pioggia, centinaia di migliaia di persone riempiono la grande piazza centrale della Cittadella, i vicoli, i porticati e i tetti. Al centro, su un catafalco di legna scura disposta secondo la geometria prescritta dalla liturgia, giace Aurelianus nella veste bianca, con il simbolo circolare argentato del Silenzio sul petto e le mani intrecciate sul ventre. Non ci sono fiori, né gioielli, né insegne; nessuno recita le sue imprese e nessuna donna è stata pagata per piangerlo. Nessuno dei Re è presente: ci sono soltanto le loro delegazioni, sotto baldacchini che riparano appena dalla pioggia. Titus esce dalle porte di bronzo già vestito del manto nero bordato d’argento, guarda il volto del maestro e dice: «Il Silenzio accolga ciò che è stato. E la Memoria custodisca ciò che merita di sopravvivere.» Poi abbassa la torcia sulla pece.
Quando le fiamme hanno cancellato il volto di Aurelianus, Titus si volta verso i vivi e parla di ordine. Riconosce al morto di aver cercato la pace sinceramente, fino all’ultimo giorno, e annuncia la fine di quella pace: «Per troppo tempo abbiamo chiamato pace ciò che era soltanto una tregua.» Da quel giorno, dice, nessuna corona sarà al di sopra della Chiesa, e il Silenzio non sarà più soltanto attesa. «Sarà ordine.» La Magna Campana risponde con un solo, lungo rintocco.
Io ero in quella piazza. Non fu una cerimonia funebre: fu una cancellazione eseguita con ordine, pece e legna ben accatastata. Aurelianus non era un santo e non aveva ricostruito nulla, ma per anni era stato l’ultimo uomo capace di obbligare i Re a sedersi intorno allo stesso tavolo. Abitavamo tra le macerie dell’Impero fingendo che il soffitto esistesse ancora, e lui spostava i mobili lontano dalle infiltrazioni. Ora è cenere e il soffitto cadrà.
Conseguenze. I Silenti portano a tutti i Regni l’Editto della Magna Campana: nessun sovrano attenda il permesso della Chiesa per difendere l’ordine, ma ciascuno sarà giudicato dai risultati. Thalios lo grida ai suoi soldati davanti a Keshar: «Aurelianus è morto!» A Thalmyra Varricus apprende in una sola mattina tre notizie, tre chiodi nella bara della pace: Aurelianus è morto, Titus ha il manto, Thalios marcia su Arakhan. Più tardi scriverà a Vindelia che la Chiesa della pace è morta insieme ad Aurelianus. Comincia l’Età dei Regni: l’Assedio dell’Oasi di Keshar, l’occupazione delle valli di Valdoran da parte di Caldor, il Patto dell’Oro, del Ferro e del Sangue e lo Scisma.
