Compagnie di Ventura
Informazioni
Campo Valore Tipo Bande di soldati a pagamento Dove si assoldano In tutto il Continente e nelle Sette Isole; a Thalmyra fuori dalle mura Principali clienti Solthar, Thalassar, l’Accademia di Thalmyra, indirettamente la Chiesa del Silenzio Capitano noto Arbazer Prima apparizione L’età dei regni
Compagnie di Ventura è il nome che a Solthar si dà alle bande di soldati che combattono per chi paga. Che esistano compagnie «dell’Occidente», con un nome, un capitano generale e uno stendardo comune, non l’ho mai sentito dire da nessuno: il titolo di questa voce l’ho trovato già scritto, e lo lascio dov’è perché i mercenari, se non altro, non si offendono per un nome sbagliato. Quello che so è più modesto. Nel Continente esistono compagnie, nascono, si sciolgono, vengono bandite; e quando un Re non vuole rischiare i propri uomini, ne compra altri.
Di mercenari, invece, il Continente è pieno. Li hanno i Re ricchi e quelli in guerra, li paga la Chiesa senza mettere il proprio sigillo sui carri, li assolda perfino un’Accademia di studiosi. Sono l’esercito di chi ha più oro che sudditi, e la seconda scelta di tutti gli altri.
Origini
Nessuno mi ha saputo dire quando siano nate le prime compagnie. So che la Guerra Civile ne ha prodotto molti: ad Aeterna, mentre l’Impero si spegneva, la gente fuggiva, moriva di fame o andava a farsi ammazzare come mercenaria per i nuovi Re. Oggi nei quartieri vuoti della vecchia Capitale, tra i palazzi crollati, si nascondono ladri, mercenari, schiavi fuggiti e gente che preferisce non farsi trovare dai preti.
Struttura
Non c’è un ordine, né una regola comune. Una compagnia è un capitano, una paga e quanti uomini quella paga riesce a tenere insieme. Quando si scioglie, i suoi simboli restano dipinti sugli scudi di chi passa a un’altra, oppure vengono raschiati fino al legno nudo. Alcune compagnie sono state bandite da Solthar, e i loro uomini ne portano ancora il marchio al collo.
Le armature dei mercenari sono un’accozzaglia di piastre, cotte di maglia e protezioni di cuoio venute da Regni diversi, piene di ammaccature e rattoppi; le armi, al contrario, sono curate con amore. Una corazza si può rattoppare, una lama spezzata no. I migliori, i più esperti e rispettabili, possono permettersi di rifiutare un incarico troppo pericoloso; restano allora gli uomini con debiti troppo grandi, nemici troppo potenti o abbastanza disperazione da accettare qualunque paga e qualunque destinazione.
Chi assolda mercenari per un’impresa che deve restare segreta li fa reclutare lontano, fuori città, e pagare attraverso intermediari: così nessun Re ha firmato nulla, e nessuna spia sa per chi lavorino.
Chi li paga
Solthar. Il piccolo Regno di Caelorn Varricus è ricco, colto e debole in campo: il suo esercito è composto soprattutto da guardie cittadine e mercenari, uomini bene armati e pagati con regolarità, ma non necessariamente disposti a morire. Anche il logoteta di Thalassar riconosce che Varricus non può vincere in campo aperto, ma possiede porti fortificati, una buona flotta e abbastanza denaro per assoldare numerosi mercenari.
Thalassar. L’esercito più potente del Continente ha le sue legioni, ma non disdegna l’oro: tra le sue file marciano mercenari accanto a fanteria pesante, arcieri, genieri e ausiliari.
La Chiesa. La Chiesa del Silenzio non ha legioni proprie, ma ha la Decima, e con la Decima paga guardie, granai e mercenari. Il Silenzio non paga i mercenari: l’oro lo fa, e in Cittadella lo sanno benissimo.
Gli studiosi. Anche l’Accademia di Thalmyra ha conosciuto i mercenari, come vedrete. Di tutti i clienti, mi pare il più ingenuo.
Membri noti
- Arbazer, capitano della scorta della spedizione dell’Accademia verso Umbra, probabilmente di Arakhan.
Degli altri non conosco i nomi. Credo che sia la condizione normale di un mercenario.
Eventi nella saga
L’età dei regni
La scorta di Umbra. Per la spedizione segreta verso la Foresta di Umbra, il Consiglio dell’Accademia stabilisce che non partiranno soldati regolari né stendardi: gli studiosi viaggeranno come una missione cartografica e la scorta sarà fatta di mercenari scelti e pagati attraverso intermediari, assunti fuori da Thalmyra. Il piccolo esercito di Solthar è troppo debole per rischiare una coorte; il Re fornisce denaro, provviste e autorizzazioni e, per le lame, lascia che l’Accademia si rivolga alle Compagnie di Ventura. Nemmeno i generosi fondi di Varricus bastano a comprare uomini migliori. Al margine della Foresta i ventisei mercenari si accampano in disparte dagli studiosi: un paio portano i marchi di compagnie bandite da Solthar, uno ha il naso reciso, punizione riservata ai ladri a Thalassar; uno non si separa mai da una piccola urna d’argilla, altri appendono amuleti alle cinture o tracciano simboli sugli scudi con il carbone e con il sangue di una gallina. Nessuno di loro guarda la Foresta in faccia. Il loro capitano, Arbazer, spiega a Lysandros perché è lì:
«Per il denaro, ovviamente.»
Sono i mercenari a decidere che ciascuno porterà soltanto ciò che può caricarsi sulle spalle. Nella Foresta, però, le lame servono a poco: uomini che seguono melodie inesistenti, compagni che spariscono senza un grido, sospetti, liti per il cibo, corde per legarsi l’uno all’altro. Alla Città di Umbra arrivano in tre su ventisei, e gli ultimi due mercenari muoiono dentro la città. Dei ventisei resta soltanto il capitano. Io li ho visti entrare, quei ventisei, e ho scritto allora che avevano capito la situazione meglio degli studiosi; nessuna paga, per quanto ne so, è mai stata guadagnata con più fatica.
Le paghe della guerra. A Thalmyra, dopo la morte di Aurelianus, si aprono i forzieri della Banca Reale, si reclutano mercenari e si comprano capitani delle Sette Isole. Ad Aeterna Titus, rifiutando di rinunciare alla Decima, ricorda a Cassio che senza di essa non esistono paghe per i mercenari, e che le asce dei barbari non le ferma il Silenzio, ma le mura e gli uomini armati. Poi ordina di fornire a Thalios ingegneri, macchine d’assedio, mercenari e rifornimenti, attraverso intermediari, compagnie commerciali e prestiti garantiti dalla Cittadella, senza il sigillo della Chiesa sui carri. Davanti a Keshar i quindicimila uomini di Thalios comprendono anche mercenari, e cavalieri mercenari proteggono la catena di depositi lungo la costa.
Quando i Re smettono di chiamarsi «fratelli dell’Impero» e cominciano a definirsi «sovrani liberi», scrissi allora, nelle taverne arrivano i reclutatori: mantelli puliti, monete nuove e discorsi sull’onore. È la stagione migliore per chi vende la propria spada, e la peggiore per chi non ha altro da vendere.
