Le rovine imperiali
Informazioni
Campo Valore Tipo Vita nel Continente Che cosa resta Strade, ponti, acquedotti, stazioni di posta, fortezze, terme, anfiteatri, templi, archi, pietre miliari Stato In piedi quasi ovunque, riparate quasi da nessuno Riuso Case, botteghe, basiliche, granai, caserme, osterie, cave di pietra Custode dichiarato La Chiesa del Silenzio, «per il futuro Imperatore» Vedi anche Viaggiare ad Aeterra, Denaro e mercati
L’Impero è crollato più di un secolo fa, e nessuno se n’è andato. Le sue strade, i suoi ponti, i suoi acquedotti e le sue fortezze sono ancora lì, sotto i piedi e sopra la testa di tutti, e i Regni continuano ad abitarci dentro senza avere più né le conoscenze né il denaro per ripararli. Stanno in piedi da soli. Ce ne si accorge quando un ponte crolla, perché allora si scopre che nessuno sa più rifarlo.
Al Continente piace chiamarle rovine. È una parola che consola: fa pensare a qualcosa di finito. Io le chiamerei piuttosto la casa in cui viviamo, con il tetto bucato.
Che cosa resta
Resta quasi tutto ciò che fu costruito in pietra. Le strade e i ponti, di cui parlo in Viaggiare ad Aeterra. Le stazioni di posta, a una giornata l’una dall’altra lungo le vie maggiori. Gli acquedotti, che attraversano campagne e città su file di arcate alte quanto torri. Le fortezze e i castra, quadrati, con quattro porte e due strade che si incrociano al centro: molte città del Continente sono nate dentro un accampamento e ne conservano ancora il disegno, come la Capitale di Vindelia. Le terme, troppo grandi per essere scaldate e troppo solide per crollare. Gli anfiteatri, i templi, gli archi costruiti per celebrare vittorie di cui nessuno ricorda più il nemico. E le pietre miliari, che contano ancora la distanza da Aeterna.
Resta anche quello che non si vede. Le campagne di Vindelia conservano la divisione dei geometri imperiali, un reticolo di quadrati regolari delimitati da fossi e cippi numerati; i contadini sanno dire a quale quadrato appartiene il loro campo come un soldato sa dire a quale centuria appartiene. Al Nord i soldati si chiamano ancora Legionari e Limitanei. E i nomi delle cariche, dei registri e delle misure sono quasi tutti imperiali, anche dove non c’è più niente da registrare né nessuno da misurare.
Delle grandi opere dell’Impero, una sola è scomparsa davvero: le strade e le stazioni che portavano dentro la Foresta di Umbra, verso il complesso che le mappe antiche chiamano con nomi diversi. Ne parlo dove ne so qualcosa, cioè poco.
Chi le ripara
Quasi nessuno, e ciascuno a modo suo. Solthar tiene le sue opere meglio degli altri, perché i mercanti pagano; la strada costiera, il ponte sul Kelados, gli acquedotti delle città e le torri dei porti stanno in buona parte ancora in piedi, rattoppati con il legno dove la pietra ha ceduto. Thalassar ha riparato le torri dei fuochi lungo la costa e le grandi vie; il resto lo lascia andare. In Vindelia il genio delle Legioni rifà in legno i ponti crollati. A Valdoran nessuno ha mai rifatto niente, e le torri del Limes reggono perché chi le costruì sapeva che sarebbero state usate da gente che non le avrebbe curate.
Ad Aeterna la Chiesa del Silenzio dice di custodire tutto per il futuro Imperatore. Riscuote una tassa per la manutenzione degli acquedotti, che perdono più acqua di quanta ne portino, e la riscuote con grande regolarità.
Le cave dei poveri
Quello che non si ripara si smonta. Una pietra squadrata dagli ingegneri imperiali è la migliore pietra da costruzione che un muratore possa trovare, ed è già lì, a portata di carro. Per questo le stazioni abbandonate perdono i muri un filare alla volta, gli acquedotti asciutti diventano cave, e le pietre miliari finiscono nelle soglie, nei gradini e nei recinti delle stalle. I marmi lavorati, quando non trovano compratori, finiscono nelle calcinaie e diventano la calce con cui si intonacano le case nuove: ho visto statue di Imperatori cuocere per una settimana e uscire bianche come la neve, utili finalmente a qualcosa.
Le iscrizioni hanno avuto una sorte a parte. Durante la Guerra Civile ad Aeterna le statue degli Imperatori furono abbattute o decapitate e le iscrizioni scalpellate e vendute a peso: una lastra con il nome di un Imperatore vale quanto qualunque altra pietra. Oggi, ad Aeterna, toccarle senza licenza è proibito, e l’editto che lo stabilisce è tra le mie carte. Fuori da Aeterna nessuno se ne preoccupa.
Abitare dentro l’Impero
Ad Aeterna la gente vive letteralmente dentro un’altra città. Sotto le arcate dell’Acqua Nova, l’acquedotto morto da generazioni, si sono costruite case, botteghe e stalle, tamponando gli archi con mattoni e tavole e usando la pietra imperiale come parete di fondo. Nel vecchio anfiteatro le arcate esterne sono diventate case e botteghe, e sull’arena si tiene il mercato del bestiame. Le terme sono il rifugio di chi non ha una casa, e d’inverno intere famiglie dormono nelle sale grandi attorno a fuochi di stracci. I templi più antichi sono diventati basiliche: i preti dicono di averli consacrati, io direi che li hanno occupati, ma è una differenza di parole.
Fuori dalla città santa succede lo stesso, con meno solennità. In Vindelia le stazioni di posta sono diventate caserme e osterie. Lungo le strade secondarie di Thalassar sono diventate stalle, o covi di banditi. Nei villaggi del Nord ho visto chiese costruite sopra le fondamenta di torri, e torri che non sapevano di essere chiese. Ho visto un tratto di acquedotto usato come muro di cinta di un cimitero e un arco trionfale con le corde del bucato tese tra i fori dove stavano le statue.
Che cosa se ne dice
Le rovine hanno le loro superstizioni, come ogni casa vecchia. In molti villaggi non si dorme sotto un arco che ha perso la chiave di volta, perché si dice che cada la notte in cui qualcuno ci si addormenta sotto, e questo, almeno, è un consiglio sensato. Una pietra con lettere incise messa sulla soglia tiene lontani i ladri, secondo alcuni, e porta disgrazia, secondo altri; nel dubbio, la si mette con le lettere rivolte verso il basso. Al Nord si dice che le strade imperiali non si perdano mai d’inverno, perché sotto la neve le pietre restano più calde della terra, e chi si perde deve solo cercare il punto in cui la neve si scioglie prima. Non l’ho mai visto succedere. Non l’ho mai visto smentire, nemmeno.
I preti, quando ne parlano, dicono che le opere dell’Impero sono una promessa: l’Imperatore tornerà, e troverà la sua casa in ordine. Chi abita sotto l’Acqua Nova risponde, a voce bassa, che allora sarà meglio che torni prima del prossimo inverno.
Dalle carte del Disertore
Un editto della Cittadella sulle pietre di Aeterna.
Link all'originaleNel nome del Silenzio, che tutto conserva, e del futuro Imperatore, nel cui nome la Città è custodita.
Il Cardinale Prefetto della Città, ai fedeli di Aeterna.
Poiché è giunto alla Cittadella che le arcate dell’Acqua Nova, le mura dei quartieri vuoti e le altre opere dell’Impero vengono spogliate di notte e vendute di giorno, si stabilisce:
Primo. Ogni pietra delle opere imperiali è dell’Imperatore, e la Chiesa la custodisce per lui. Nessuno la tolga dal suo posto senza la licenza della pietra.
Secondo. La licenza si chiede agli edili della propria parrocchia e si paga a carro, secondo la tariffa esposta presso ogni basilica.
Terzo. Le pietre che portano lettere, nomi o immagini degli Imperatori non si vendono ai forestieri e non escono dalla Città. Si consegnano alla Cittadella, che ne darà il giusto prezzo.
Quarto. Chi abita sotto le arcate dell’Acqua Nova paga, oltre alla tassa delle acque, il fitto dell’arco, e non apra nuove porte nei piloni.
Quinto. Il marmo lavorato non si cuoce nelle calcinaie senza licenza.
Chi contravviene perde le pietre e il carro; la seconda volta, il suo nome è tolto per un anno dai registri della parrocchia.
Dato nella Cittadella, sotto il sigillo d’argento.
L’iscrizione di un cippo della Via del Nord.
Link all'originaleIMP · ▒▒▒▒▒▒▒▒ ·
VIAM · SEPTENTRIONALEM
VETVSTATE · CORRVPTAM
LIMITI · TVENDO
RESTITVIT
AB · AETERNA
CCCLXXX«L’Imperatore [nome scalpellato] restaurò la Via Settentrionale, guasta per la vecchiaia, per la difesa del Limes. Da Aeterna, trecentottanta.»
Le carte complete, con le mie annotazioni, sono nella sezione Le carte.
