Limitanei

Informazioni

CampoValore
TipoGuarnigione di confine
RegnoValdoran (in origine l’Impero)
SettoreGrande Limes Settentrionale
ComandoCastrum Vargus
EquipaggiamentoScudo ovale, lunga lancia
Parte diEsercito di Valdoran
Prima apparizioneL’età dei regni

I Limitanei sono i soldati di guardia al Grande Limes Settentrionale: gli uomini delle torri, dei fossati e delle palizzate che separano Valdoran dal Barbaricum. Il nome viene dall’Impero, come quasi tutto lassù, e come quasi tutto lassù è rimasto più grande di ciò che indica.

Io ero uno di loro, e lo dico subito, così sapete con chi avete a che fare.

Origini

Quando l’Impero esisteva davvero, e non soltanto nei discorsi degli ufficiali, erano i limitanei a difendere il confine. Vivevano nelle terre vicine al Limes, coltivavano campi concessi dallo Stato e in cambio sorvegliavano strade, torri e guadi. Erano contadini armati, ma ricevevano addestramento regolare, paghe puntuali e attrezzature prodotte nelle officine imperiali.

«Quasi puntuali, mi correggo. Non esageriamo con le leggende.»

L’Impero, almeno, forniva armature nuove, scudi costruiti secondo misure precise e lance che non si spezzavano al primo urto. Erano l’orgoglio dell’Impero, le sentinelle del mondo civile; o almeno è ciò che raccontano i libri.

Struttura

Oggi i limitanei sono una guarnigione di Valdoran che dipende dal comando di Castrum Vargus. Sulla carta ogni torre ne ospita dodici, riforniti una volta al mese; nella realtà, nella mia torre, eravamo in due. Sopra di loro ci sono i Capitani e, più su, il comandante della fortezza, che continua a dichiarare dodici uomini per torre e a riscuotere la paga di conseguenza. Il regolamento è minuzioso: sgomberare il fossato ogni mattina, controllare il proprio settore di palizzata, accendere il fuoco d’allarme in caso di sfondamento e ripiegare di torre in torre verso la strada militare.

Si riconoscono dallo scudo ovale, dalla lunga lancia e dall’espressione di chi ha passato la notte a chiedersi perché non abbia disertato anni prima. D’inverno tappano buchi nelle palizzate, cacciano ratti dai magazzini e sperano che il tetto non gli cada in testa. Quando arriva una guerra li uniscono all’esercito regolare e li mettono in prima linea, immobili, con le lance abbassate e gli scudi sovrapposti, ad aspettare l’urto.

«In pratica, passiamo metà della vita a impedire ai barbari di entrare e l’altra metà a farci investire da quelli che sono riusciti a passare.»

Nei villaggi, per arruolarne di nuovi, fanno circolare belle immagini: torri dritte come lance, palizzate perfettamente allineate, soldati puliti che scrutano il Barbaricum senza paura. Quelli che si arruolano trovano invece pane tanto duro da poterci riparare la palizzata, carne salata con più vermi che sale e, una volta, un’intera cassa di sandali estivi in pieno inverno. Indossano mantelli logori, tuniche scure e cotte di maglia ammaccate, rattoppate con anelli di ferro più chiari e grossolani; nell’angolo della torre tengono due lunghe lance, due larghi scudi consunti e due spade.

Membri noti

  • Il guercio della Torre 102, con una lunga cicatrice dalla guancia alla tempia. Di lui non ho mai saputo il nome, o non voglio scriverlo.
  • Il pelato della stessa torre, cioè io.

Eventi nella saga

Voci correlate