Denaro e mercati
Informazioni
Campo Valore Tipo Vita nel Continente Monete principali Argenteo di Solthar, sesterzio di Thalassar, denario d’argento di Valdoran Altre forme di pagamento Grano, sale, lana, giornate di lavoro, tessere di pozzo, palme da dattero Credito Le Case di Solthar e la Banca Reale di Solthar Grandi fiere Fiera dell’Autunno ai passi di Ferrata, fiere d’autunno del Nord, fiera del raccolto in Vindelia Vedi anche Viaggiare ad Aeterra, Decima di Guerra
L’Impero batteva una moneta sola, e la si accettava da un capo all’altro del Continente perché dietro c’erano le legioni. Oggi ogni Regno che può permetterselo batte la sua, quelli che non possono usano quella degli altri, e tutti, prima di accettarla, la pesano. Le vecchie monete imperiali girano ancora, tosate fino al bordo da un secolo di mani furbe, e valgono quello che pesano: cioè sempre meno.
Ho guadagnato poco denaro in vita mia e ne ho visto passare moltissimo. Questa voce è il frutto della seconda esperienza.
Le monete
L’argenteo di Solthar. È la moneta più fidata del Continente: argento puro e pesante, con il volto del Re da una parte e una nave dall’altra. I funzionari lo chiamano argenteo, al porto lo chiamano «la nave», e una buona giornata di uno scaricatore di Thalmyra vale mezza nave. Se ne coniano anche frazioni in argento più sottile e piccole monete di rame per il mercato. In Vindelia e in Ferrata lo preferiscono a qualunque altra moneta, perché pesa quello che dice.
Il sesterzio di Thalassar. È la moneta del Sud, e porta il serpente dei Serakh. Corre in tutti i porti meridionali, nelle Isole, nel deserto e nei mercati di Ferrata, e chi lo riceve lo pesa: i cambiavalute di Keshar lo pesano uno per uno, perché, dicono, non si fidano di nessuno che porti un serpente sopra la faccia.
Il denario del Nord. Valdoran batte un denario d’argento con il volto del Re, in pochi Castelli che ne hanno il diritto. Nei villaggi se ne vedono pochi, quasi sempre consumati sui bordi.
Le monete della Chiesa. Ad Aeterna la Chiesa del Silenzio ha le sue. Si accettano per rispetto e si spendono in fretta.
Chi non conia. Ferrata non batte quasi moneta: nei mercati corrono l’argento di Solthar e i sesterzi di Thalassar, pesati su bilance che i ferratini non lasciano toccare a nessuno. Arakhan usa soprattutto monete straniere. Di monete di Caldor ne ho viste poche, e nessuna in mano a un minatore.
Quando le monete non bastano
Nella maggior parte del Continente la moneta circola poco, e la gente paga con quello che ha. In Vindelia i debiti si contano in moggi di grano, misurati con il moggio regio che porta impresso il sigillo dell’anello, e le paghe dei soldati sono in parte in grano; nei villaggi più lontani ho visto comprare un paio di calzari con un sacco d’orzo. Al Nord si paga in grano, in lana e in giornate di lavoro. In Arakhan la ricchezza si conta in palme da dattero: si possiedono una per una, anche separatamente dalla terra su cui crescono, e se chiedete a un uomo di Keshar quanto è ricco vi risponde con un numero di palme.
Ovunque, il sale vale più del suo peso, soprattutto dove non c’è: al Nord, nelle valli di Ferrata, nei villaggi di montagna. È la merce che un viaggiatore porta sempre con sé, perché in un’osteria di montagna un pugno di sale apre porte che l’argento lascia chiuse.
Poi ci sono le monete che valgono soltanto dove decide chi le ha battute. Nelle valli di Ferrata molti consorzi pagano i minatori in tessere di pozzo, dischetti di bronzo o di ferro con il segno del consorzio, che si spendono soltanto negli spacci del consorzio stesso: pane, birra, lampade, stivali. È per questo che i ferratini pretendono dai forestieri moneta autentica, e la pretendono con una certa ferocia.
Mercati e fiere
Ogni città ha il suo mercato e ogni villaggio il suo giorno di mercato, quasi sempre davanti alla chiesa, perché chi va a pregare ha anche da comprare. Le grandi occasioni dell’anno, però, sono le fiere, e quasi tutte cadono in autunno, quando il raccolto è dentro e prima che la neve chiuda le strade.
La più grande è la Fiera dell’Autunno ai piedi dei passi di Ferrata, nell’ultima settimana prima che la neve chiuda i valichi: vi salgono mercanti di Solthar, di Vindelia e di Aeterna, si vendono armi, si comprano provviste per l’inverno, e il prezzo del pane sale di ora in ora mentre il cielo si fa bianco. Il bando con cui il Maestro dei Passi la apre è tra le mie carte. Al Nord le fiere d’autunno sono il solo momento dell’anno in cui si vedono insieme mercanti di tre Regni. In Vindelia, dopo il raccolto, alle porte della Capitale si tiene una fiera di una settimana, con i banchi del grano da una parte, il bestiame lungo il canale e le stoffe e il sale sotto i portici.
I mercati più belli che abbia visto stanno al Sud. A Keshar il mercato coperto, la qaysariyya, è una lunga galleria a volta con le botteghe divise per mercanzia e i cambiavalute al centro, sotto la cupola, dove la luce è migliore per guardare le monete. A Chrysepolis i mercanti si riuniscono in corporazioni, ciascuna con il suo banco in chiesa, e gli stranieri commerciano in quartieri stabiliti e per un numero stabilito di mesi. A Thalmyra, nelle vecchie terme imperiali, si vendono stoffe, spezie e vetro, e sotto i portici libri e manoscritti di provenienza che è meglio non chiedere.
Ogni mercato ha le sue regole, e chi non le conosce le paga. A Caldor ogni vendita si chiude con un controdono, una cosa da poco che il compratore dà al venditore oltre al prezzo, un coltello, un pane, una moneta di rame: senza controdono il contratto si può impugnare. Ho visto un mercante di Solthar perdere una partita di piombo perché aveva pagato il prezzo pieno e si era dimenticato del pane.
Il credito
Chi deve spostare molto denaro non lo sposta: sposta una carta. Le Case di banca di Solthar hanno agenti nelle città che contano, e un mercante può depositare a Thalmyra e ritirare a Chrysepolis o ad Aeterna presso il loro corrispondente, con una lettera di credito. Così i pirati, se lo prendono, trovano soltanto un pezzo di carta che non sanno a chi presentare. Una di queste lettere, con il nome del latore tolto da me per ragioni che spiego, è tra le mie carte.
Le Case prestano ai Re, ai mercanti e alle città, e hanno inventato più modi di farlo di quanti un uomo del Nord riesca a contare: il prestito di mare, che si restituisce con un interesse altissimo ma affonda con la nave; la società di mare, in cui uno mette il denaro e l’altro il viaggio; e le scommesse sul ritorno delle navi, che i preti non approvano e i banchieri chiamano prudenza. Perfino l’oro della Chiesa dorme nei loro forzieri. Della più grande di tutte parlo nella voce sulla Banca Reale di Solthar.
Tasse, decime e pedaggi
Nel Continente nessuno paga una volta sola. Il contadino di Vindelia, per esempio, paga tre volte: al Re l’annona, in grano; alla Chiesa la Decima, attraverso il parroco; alla Legione, con i figli. Al Nord si deve al Duce un sacco ogni otto del raccolto, giornate di lavoro sulle sue terre e la molitura nel suo mulino; poi la Decima; poi al Re quello che il Re riesce a ottenere. A Thalassar si paga sulla terra, su ogni fuoco e, nei porti, il commerchio, un decimo del valore di ciò che entra o esce. In Arakhan il Re prende una parte dei datteri e del grano e una tassa sull’acqua.
Sopra tutto questo stanno i pedaggi, di cui parlo in Viaggiare ad Aeterra, e la Decima, che scavalca i Re e viaggia verso Aeterna da ogni angolo del Continente.
Quanto costa
Non c’è un prezzo uguale dappertutto, e chi ve lo promette vuole vendervi qualcosa. Posso dire quello che ho visto. Un letto in una sala comune costa una moneta di rame, o un fascio di legna. Un cavallo di cambio, per chi non è corriere, costa un argenteo, cioè due giornate di uno scaricatore di Thalmyra: per questo i contadini il cavallo di cambio non lo hanno mai visto. Il vino buono lo beve chi lo può pagare, e quello che arriva nei villaggi del Nord è una feccia acida che al Sud passerebbe per aceto. Il pane costa poco finché i passi sono aperti e moltissimo quando si chiudono. Un libro, a Solthar, si compra a peso d’argento, e c’è chi li compra senza leggerli, come altrove si comprano cavalli.
Dalle carte del Disertore
Il bando della Fiera dell’Autunno, ai passi di Ferrata.
Link all'originaleBANDO DEL MAESTRO DEI PASSI
Si fa sapere a chi sale e a chi scende.I. La Fiera dell’Autunno si apre il giorno in cui il Maestro fa suonare il corno grande, e si chiude quando lo fa suonare tre volte, cioè quando la neve è sui valichi. Chi è ancora sul passo dopo il terzo corno ci resta a suo rischio, e il Regno non lo va a prendere.
II. Pedaggio: un rame per uomo, due per mulo, sei per carro. Si paga una volta all’entrata. All’uscita si mostra il segno.
III. Moneta: si prende l’argento di Solthar e il sesterzio, pesati sulle bilance del Maestro e su nessun’altra. Le tessere di pozzo valgono soltanto agli spacci del proprio consorzio. Chi le dà a un forestiero come moneta buona paga il doppio.
IV. Armi: prima si serve la Chiesa, al prezzo calmierato stabilito ad Aeterna e per la quantità scritta nella lettera del suo procuratore. Poi chiunque, al prezzo che trova. Le lame si vendono con il marchio della valle intero; una lama senza marchio è una lama rubata.
V. Pane: il prezzo del pane lo grida ogni mattina il banditore. Chi lo vende sopra il prezzo gridato perde il pane e il banco. Dopo il secondo corno, il prezzo non lo grida più nessuno.
VI. Chi tira fuori una lama dentro la fiera la lascia al Maestro. Se ha colpito, lascia anche la mano.
VII. I forestieri dormono nelle baracche della fiera e non salgono ai passi senza la tessera del Maestro.
Per il Re e per i consorzi, il Maestro dei Passi.
Una lettera di credito di una Casa di Solthar.
Link all'originaleA Chrysepolis, al nostro corrispondente presso il porto, salute.
Pagherete al latore della presente, [nome tolto], mercante di olio, trecento argentei di buon peso, che egli ha versato a noi qui in Thalmyra, nel nostro banco sotto i portici. Li pagherete in sesterzi al cambio del giorno, trattenuta la vostra provvigione di due su cento, e nulla di più.
La presente vale quaranta giorni dalla data. Riconoscerete il latore dalla metà di questa carta, che deve combaciare con quella che vi giunge per altra nave, e dalla parola che sa lui e sapete voi.
Se la nave che porta la nostra metà fosse perduta, non pagate nulla e scriveteci: il denaro resta a Thalmyra, e il Silenzio lo conservi insieme a noi.
Scritta in Thalmyra, nel mese della prima spremitura.
Per la Casa Myrsilos.
Sigillo: una bilancia sopra un’onda.
Le carte complete, con le mie annotazioni, sono nella sezione Le carte.
