Mangiare ad Aeterra
Informazioni
Campo Valore Tipo Vita nel Continente Pane Di frumento per chi può; di segale, orzo, farro o ceci per gli altri Bevande Birra al Nord e in montagna, vino annacquato al Sud, posca nelle Legioni, latte di cammella nel deserto Merci preziose Sale, spezie, pane bianco Conservazione Salatura, affumicatura, essiccazione, biscotto cotto due volte Vedi anche Denaro e mercati, Viaggiare ad Aeterra
Da un capo all’altro del Continente si mangia la stessa cosa: quello che c’è. Cambia che cosa ci sia. Al Nord c’è quello che resiste all’inverno, in montagna quello che resiste al buio, al Sud quello che resiste al caldo, e dappertutto, per chi può permetterselo, quello che arriva da lontano e costa troppo. Si può riconoscere un uomo dal suo pane meglio che dalla sua lingua, e ho sempre trovato che fosse un modo più onesto di distinguere le genti di quello usato dai Re.
Il pane
Il pane è la misura di tutto, e il suo colore dice a quale gradino si sta. Il pane bianco di frumento lo mangiano i ricchi, i Duci, i mercanti, gli ufficiali e i preti della Cittadella; a Caldor è una cosa che si regala, e il pane bianco una cosa che si guarda. Tutti gli altri mangiano pane scuro.
Al Nord, in Valdoran e nelle valli di Ferrata, il pane è di segale o d’orzo, pesante, cotto una volta alla settimana nel forno comune in grandi pagnotte che durano fino alla successiva e si mangiano anche quando sono dure come tegole. In Vindelia si fa d’orzo e di farro; quando il pane manca, una pappa di farina e acqua cotta nella pentola. Al Sud, in Solthar e Thalassar, i poveri mangiano focacce di ceci e d’orzo cotte sulla pietra. Nel deserto di Arakhan il pane è una sfoglia sottile cotta su pietre roventi o contro le pareti di un forno d’argilla, e si mangia al posto del piatto.
Le grandi città non producono il proprio grano e lo comprano: Aeterna da Vindelia e dal Sud per mare, Solthar dalle pianure del Nord, Ferrata da chiunque gliene venda. Per questo, in quasi tutto il Continente, il prezzo del pane è la prima notizia del giorno, e quella che fa scoppiare le rivolte.
Il companatico
Con il pane si mangia la zuppa, che è il secondo piatto di ogni tavola povera: al Nord di rape, cavoli, fave e orzo, con un osso dentro quando va bene; in montagna di cavolo e rape, con il lardo; al Sud di fave e ceci con l’olio crudo, che i solthariani considerano il miglior cibo del mondo. Poi formaggio, di capra e di pecora quasi ovunque, duro negli alpeggi e fresco nei villaggi; cipolle, che non mancano mai; lenticchie e fave, che si conservano tutto l’anno.
La carne è per le feste, per gli ospiti e per i ricchi. Al Nord e in Vindelia il maiale si ammazza alla prima gelata e si sala tutto, dalle orecchie alla coda; il bue si mangia soltanto quando muore da sé, perché da vivo tira l’aratro. Al Sud si mangiano agnello e capretto, nel deserto il montone e il cammello quando muore per conto suo. Le case ricche di Thalassar servono uccelli ripieni di frutta e dolci di miele e sesamo; i limitanei del Nord mangiano carne salata con più vermi che sale.
Il pesce è il cibo di chi vive sul mare e la penitenza di chi vive lontano. Si mangia fresco nei porti e salato, secco o affumicato nell’interno: il merluzzo secco di Caldor arriva fino ai porti del Sud, le acciughe sotto sale e il tonno in barile di Solthar salgono fino a Ferrata, dove i minatori ne vanno pazzi e lo ammollano per giorni. Sulle coste del Sud si condisce tutto con una salsa di pesce fermentato, scura e fortissima: a Thalassar la chiamano garo, e un uomo del Nord, la prima volta, la scambia per un insulto.
Nel deserto, infine, c’è il dattero, che è tutto: fresco, secco, pressato in pani, cotto in uno sciroppo con cui si addolcisce ogni cosa.
Il sale e le spezie
Due cose separano le tavole dei ricchi da quelle dei poveri meglio del pane bianco: il sale e le spezie.
Il sale viene dalle saline di Solthar, di Caldor e di Sabkhar, e vale più del suo peso dove non c’è. In molte case di Ferrata la saliera si tiene chiusa a chiave insieme al denaro; al Nord è una merce di scambio; un viaggiatore prudente ne porta sempre un pugno, perché in un’osteria di montagna apre porte che l’argento lascia chiuse.
Le spezie arrivano dallo Stretto delle Spezie e passano per i mercanti di Thalassar e di Solthar, che le rivendono con un ricarico chiamato «il prezzo del viaggio» anche quando il viaggio l’ha fatto qualcun altro. A Thalassar si mette la cannella anche nella carne e il pepe nel vino; a Keshar costano meno che altrove e finiscono in ogni pentola; a Solthar anche una vedova del porto mette un grano di pepe nella zuppa della festa, perché è il modo in cui Solthar dice al mondo che sta bene. Al Nord le spezie le hanno viste in pochi, e quei pochi le raccontano come si racconta un viaggio.
Le bevande
Il Continente si divide in due anche nel bicchiere. Al Nord e in montagna si beve birra: la cervesia di Valdoran, torbida, che ogni casa fa da sé; quella di Ferrata, scura e densa, venduta a boccali di legno cerchiati di ferro; quella di Caldor, amara, fatta con l’orzo e le erbe di montagna; quella leggera di Vindelia. Il vino che arriva al Nord è una feccia acida che al Sud passerebbe per aceto, e al Nord lo bevono lo stesso.
Al Sud si beve vino: chiaro e leggero sulla costa di Solthar, scuro e pesante nelle sue valli, speziato sulle tavole dei ricchi. A Thalassar si beve annacquato, e chi lo beve puro passa per barbaro o per marinaio. Nelle Legioni di Vindelia si beve un vino così aspro che i soldati lo allungano con l’acqua e lo chiamano posca, come facevano le legioni dell’Impero. Nel deserto si beve latte di cammella, acido, e un vino di datteri che i sacerdoti disapprovano e i soldati no.
E poi c’è l’acqua, che al Nord nessuno nomina e nel deserto è sacra: l’acqua offerta a un ospite è il gesto più solenne che un uomo di Arakhan conosca. Ad Aeterna la migliore è quella dell’Acqua Vetere, fredda e con un leggero sapore di ferro; quella del fiume, a valle delle concerie, non la bevono nemmeno i cani.
Conservare
Quasi tutto ciò che si mangia d’inverno è stato preparato d’estate e d’autunno. Si sala il maiale, il pesce e il burro; si affumica la carne sopra il focolare; si seccano al vento il merluzzo a Caldor e i polpi a Solthar, appesi alle corde come biancheria; si conservano i legumi nelle giare e i formaggi nelle grotte. I soldati e i viaggiatori portano un biscotto di farina cotto due volte, duro abbastanza da rompere un dente e da durare un mese.
Le città tengono granai, che sono la cosa più vicina a un tesoro pubblico che il Continente conosca: ad Aeterna quelli della Chiesa, negli antichi magazzini imperiali; a Thalmyra e a Kymessa gli horrea della Corona; in Vindelia quelli dei villaggi, del Re e della Chiesa, chiusi con tre sigilli diversi. Chi controlla i granai, nelle carestie, controlla la città.
Usanze di tavola
A Thalassar, nei giorni dedicati ai morti, le famiglie devote non mangiano carne; quelle molto devote non la mangiano in pubblico. In Ferrata i minatori scendono con una cassetta di legno che contiene pane, lardo, una cipolla e un fiasco di birra, e mangiano al buio, dove capita. Al Nord il pane non si taglia mai con la lama rivolta verso chi siede di fronte, perché è un gesto da nemici; a Solthar non si versa il vino a un ospite senza averne versato prima una goccia a terra, per chi è in mare. Ovunque si benedice il cibo nel nome del Silenzio, e ovunque, appena il prete si gira, si comincia a mangiare prima che abbia finito.
