Diga
La Diga è una parola che nelle taverne del Continente non sentirete pronunciare. Il popolo sa soltanto ciò che i preti gli hanno insegnato: che dentro i confini della fede il mondo è ordinato, che la pietra cade verso il basso, che l’acqua segue il pendio, che un figlio nasce simile ai genitori e che le creature del Barbaricum, oltre il Limes, stanno bene dove stanno. Che tutto questo abbia un nome, e un prezzo, lo hanno scoperto poche persone, e quasi nessuna ne è uscita contenta.
Io ci sono arrivato tardi, a pezzi e per sentito dire. Ciò che so l’ho messo nei riquadri: chi non vuole saperlo non li apra.
Eventi nella saga
L’età dei regni
La metafora di Thyrrus. Sul Tauria, nella tenda dell’Orda, lo sciamano Thyrrus spiega a Valeri che il Silenzio serve a fermare il movimento del mondo, il Rumore: «Crea una zona stabile, una Diga innalzata nel mezzo di un fiume che scorre.» All’interno le cose restano simili a sé stesse; gli uomini possono dormire tranquilli, certi che domani tutto sarà come ieri. Thyrrus non nega che protegga davvero il Continente dai mutamenti più violenti, ma dice di credere che sia stata costruita con le anime trattenute nei Monumenta.
Kasm. Thyrrus mostra a Valeri nel fumo verde la caduta di Kasm, quindici anni prima: la città aveva smesso di consegnare i propri morti ai Monumenta, e quando mezzo milione di persone morirono quasi nello stesso momento la Diga non riuscì ad assorbire l’urto. La realtà si incrinò (vedi Crepe). Attraverso la crepa Decimus Caelnius, padre di Valeri, vide la Diga eretta con milioni di anime e il modo in cui avvolgeva il Continente, «proteggendolo e isolandolo» allo stesso tempo. Nella crepa Valeri vede foreste in movimento, mari ritirati, città deformate da leggi che non riconosce. Thyrrus spera che la Diga si spezzi; e se non si spezzasse, dice, la Chiesa potrebbe estendere il Silenzio ovunque.
I Diari della Fondazione. Ad Aeterna l’archivista Vaelor mostra a Cassio una rete di migliaia di linee convergenti verso un punto raschiato: i Monumenta sono nodi di una rete costruita per alimentare ciò che i fondatori chiamavano la Diga. Il mondo, dice, non è stabile per natura; la Chiesa usa le essenze trattenute nei Monumenta per mantenere costanti materia, spazio, memoria «e forse perfino il comportamento delle creature viventi». Cassio, che vive nei vicoli, ribatte con le paure di chi ha qualcosa da perdere: e se la Diga impedisse davvero alla terra di diventare fango, alle foreste di divorare le città, al fuoco di smettere di scaldare, agli uomini di svegliarsi con un altro volto? Vaelor non dice che sia inutile. Dice che Titus vuole estenderla oltre Aeterra: «Un mondo perfettamente ordinato. E grigio, per sempre.»
Umbra. Lysandros non sente mai la parola Diga, ma a Umbra vede la rete dell’Ars Regia convergere verso la Grande Cupola e sulla sfera del mondo scopre che il Continente è soltanto una piccola penisola, circondata da qualcosa di instabile.
