Famiglia, matrimonio ed eredità

Informazioni

CampoValore
TipoVita nel Continente
MatrimonioCelebrato davanti a un prete e registrato in parrocchia; a Solthar scritto da un tabellione
DoteIn grano, bestie, monete, palme, libri, secondo il Regno
EreditàDivisa fra i figli nella maggior parte dei Regni; al primo figlio al Nord e a Thalassar
VedoveTutelate a Caldor dal dono del mattino, a Ferrata dal pane della vedova
Vedi ancheMonumenta, Memoria

In ogni Regno del Continente la famiglia è la prima cosa che un uomo possiede e l’ultima che perde. La Chiesa del Silenzio la registra, i Re la contano, la leva la svuota e l’eredità la divide; quello che resta, alla fine, sta in una cassa sotto il letto, con i fogli della parrocchia sopra tutto il resto. Ho attraversato abbastanza Regni da sapere che si somigliano tutti nel modo in cui nascono i figli e si separano tutti nel modo in cui si divide la terra.

Nascere

Si nasce in casa, con l’aiuto di una levatrice o delle donne della famiglia, e il prete arriva dopo, a scrivere il nome. Per la Chiesa un bambino comincia a esistere quando entra nei registri della parrocchia: prima è soltanto una speranza, e molti, nelle annate cattive, non arrivano a diventare altro. Le famiglie povere di Aeterna conservano l’estratto di parrocchia con più cura del cibo, perché chi non è registrato non riceve il pane. A Solthar, dove tutto si misura, alle famiglie per bene si apre un conto in banca alla nascita; a Thalassar, i figli delle concubine ereditano soltanto se il padre lo scrive.

Si cresce in fretta. A dodici anni, in Ferrata, i maschi scendono nei pozzi come portatori di lampade e le femmine lavorano alle laverie del minerale; a Solthar i ragazzi entrano come garzoni in un banco o come mozzi su una nave; a Thalassar, verso i sette anni, i maschi agiati passano dalle donne ai precettori e i figli dei poveri dalle madri al lavoro.

Sposarsi

Il matrimonio, ovunque, è un accordo fra famiglie prima di essere qualunque altra cosa, e lo si celebra davanti a un prete che lo registra. È il registro, non la cerimonia, a renderlo valido: ad Aeterna due nomi in un registro hanno più diritto a una casa della Chiesa di un nome solo, e qualcuno si sposa per questo.

Il resto cambia molto da un Regno all’altro.

Al Nord, in Valdoran, le figlie si sposano presto e portano una dote in bestie e in lana; la figlia di un Duce, il giorno delle nozze, può portare addosso un pezzo di seta del Sud, che passa poi di madre in figlia per tre generazioni.

In Vindelia ci si sposa presto per le donne e tardi per gli uomini, di solito dopo il primo periodo di servizio, quando il ragazzo torna con un po’ di paga e la certezza di non essere morto. La dote si conta in moggi di grano, in un paio di buoi o in un pezzo di quadrato imperiale.

A Caldor sposare una donna significa comprare dal padre la sua mano, cioè il diritto di proteggerla e di rispondere di lei. La mattina dopo le nozze il marito le fa il dono del mattino, terra, bestie o gioielli, che resta della moglie anche se rimane vedova e che nessun parente le può togliere.

In Ferrata il matrimonio si fa davanti al prete e davanti alla fucina. Lo sposo dà alla sposa un anello di ferro battuto da lui o da suo padre; la sposa porta in casa la chiave di ferro della cassa di famiglia, che terrà appesa alla cintura per tutta la vita. Chi tiene la chiave tiene la casa, e a Ferrata la tengono le donne.

A Solthar anche il matrimonio è un contratto, e lo scrive un tabellione: la dote si conta in monete, in quote di navi e in libri, e il contratto dice con precisione che cosa torna alla famiglia della sposa se il marito muore in mare. Uno di questi contratti è tra le mie carte.

A Thalassar il matrimonio lo combinano i padri, spesso appena la sposa è in età, e si misura in dote; la sposa porta con sé le proprie schiave. Le giovani nobili non sposate portano due sottili trecce ai lati del volto, e le case per bene hanno il gineceo, le stanze delle donne, con finestre chiuse da grate.

Ad Arakhan il matrimonio si combina tra famiglie, e la dote si conta in palme, gioielli d’argento e ore d’acqua.

Delle Amazzoni di Amana, che fanno a modo loro anche in questo, parlo nella voce che dedico loro.

Le donne

Sulla carta, in quasi tutto il Continente, una donna appartiene alla famiglia del padre e poi a quella del marito. Nel Sud lo chiamano protezione; al Nord, mi dicono con orgoglio, almeno hanno la decenza di chiamare una catena con il proprio nome. Nella pratica le cose vanno diversamente, e dipende dal Regno più che dalla legge.

A Thalassar le nobili non possono firmare contratti né scegliere chi sposare senza il consenso di un uomo. A Keshar una donna che vuole parlare davanti a estranei aspetta che un uomo lo faccia per lei, ma nelle tribù del deserto le donne cavalcano, contrattano e, se sono abbastanza vecchie e abbastanza dure, guidano la propria gente. A Solthar una donna può tenere un deposito in banca a proprio nome, e molte lo fanno di nascosto dal marito; le vedove guidano le Case con una frequenza che al Nord farebbe scandalo. Al Nord e in Vindelia, quando gli uomini partono per la guerra, i campi vanno alle donne, e le donne sanno arare, macellare e contare il grano meglio dei loro mariti.

Le vedove

Le vedove sono il punto in cui si vede quanto valga una legge. A Caldor la vedova tiene il dono del mattino, l’unica cosa che una donna di Caldor possieda davvero. In Ferrata le vedove dei minatori morti nel pozzo ricevono dal consorzio il pane della vedova, una razione di farina e di birra per un anno; dopo l’anno si risposano, quasi sempre con un compagno di squadra del marito. Al Nord una vedova può tenere la sorte finché un figlio maschio non raggiunge l’età, a patto di mandare comunque un uomo alla leva. A Thalassar può amministrare alcuni beni fino a quando un figlio maschio non è abbastanza grande da toglierglieli. A Keshar una vedova senza figli maschi impara presto a contare ciò che le resta al collo.

Ereditare

Il modo in cui un Regno divide l’eredità dice che cosa teme di più.

Valdoran teme di restare senza soldati, e la sorte passa intera al primo figlio, che deve dare un uomo alla leva e un tetto agli altri; quando i figli sono troppi, i cadetti vanno a fare i servi, i limitanei o i preti. Thalassar teme di perdere il nome, e i legittimi si dividono la terra, ma il nome e la casa vanno al primogenito. Caldor non teme abbastanza, e i figli si dividono l’eredità a parti uguali: per questo le sue terre sono sempre più piccole e le liti sempre più grandi. Ad Arakhan i figli maschi ereditano le palme e le figlie i gioielli.

Solthar teme di perdere i libri. L’eredità si divide fra i figli, con una sola eccezione: la biblioteca di famiglia non si divide, e passa intera all’erede che legge meglio, non sempre il primogenito e a volte una figlia. Gli altri ricevono denaro e terre e il diritto di entrare a consultare i volumi. Ho visto fratelli non parlarsi per vent’anni a causa di un trattato di geometria.

Morire

Si muore come si è vissuti: i ricchi in un letto, con un prete e un notaio, i poveri dove capita. Il prete compila l’atto di morte, che i familiari firmano o segnano con una croce, e la parrocchia ne manda una copia ad Aeterna. Chi può paga un Monumentum, perché il nome resti; chi non può si affida al registro della parrocchia e alla Memoria dei vivi. A Thalassar chi può tiene in casa una nicchia con lampade e tavolette per i propri morti: un ricco ricorda i nomi di sette generazioni di antenati, un povero quello di suo nonno, quando va bene.