Contratto di nozze di Thalmyra
Informazioni
Campo Valore Tipo Contratto matrimoniale Provenienza Thalmyra, banco di un tabellione della città bassa Emesso da Il tabellione, davanti ai padri e a quattro testimoni Epoca Età dei Regni Supporto Pergamena, in tre copie: una per famiglia e una per il registro del tabellione Copia Trascritta dal Disertore Voci Famiglia, matrimonio ed eredità, Solthar
A Solthar anche il matrimonio è un contratto, e lo scrive un tabellione. Questo l’ho copiato dal registro di un tabellione della città bassa di Thalmyra, che mi lasciò leggere i suoi volumi in cambio di una serata a raccontargli come si sposa la gente al Nord. Rise molto. Credo che non mi abbia creduto.
Testo
Davanti a me, tabellione della città di Thalmyra, e davanti ai testimoni sottoscritti, si accordano:
[nome tolto], armatore, per il figlio [nome tolto], di anni ventitré, sano e capace di leggere e scrivere;
e [nome tolto], mercante di olio, per la figlia [nome tolto], di anni diciotto, sana e capace di leggere, scrivere e tenere un registro.
La dote. La sposa porta: duecento argentei di buon peso, depositati presso la Casa [nome tolto] a nome di lei; un ottavo della nave Alcione, con i suoi utili; i suoi vestiti, il suo letto, le sue stoviglie; i libri della madre, che sono undici, elencati in calce.
Il dono dello sposo. Lo sposo dà alla sposa la casa della via dei Cordai, con il suo magazzino, che resta di lei.
Se lo sposo muore in mare, la dote torna intera alla sposa, e con essa l’ottavo della nave e i suoi utili. Se muore in terra, lo stesso. Se muore la sposa senza figli, la dote torna alla famiglia di lei, tranne i libri, che restano allo sposo se li avrà letti.
I figli saranno istruiti nelle lettere e nell’abaco a spese di entrambe le famiglie, maschi e femmine.
Le nozze si celebrino in parrocchia entro la Chiusura dei Registri.
Il tabellione. Seguono le firme dei padri, degli sposi e di quattro testimoni.
Annotazione del Disertore
«Tranne i libri, che restano allo sposo se li avrà letti.» Chiesi al tabellione come si potesse provare, in caso di lite, che un marito avesse letto undici libri. Mi rispose che a Thalmyra lo si interroga, davanti al giudice, e che non è la prima volta. Non sono riuscito a capire se scherzasse.
La clausola sulla morte in mare è la prima che le famiglie di Solthar scrivono e l’ultima su cui smettono di discutere. Quella sulla morte in terra, invece, è stata aggiunta, mi disse, perché da qualche anno gli armatori muoiono più spesso nei letti che nei naufragi, e le spose hanno imparato a chiedere.
Al Nord, quando gli raccontai che la dote di una figlia di Duce è un pezzo di seta e qualche vacca, il tabellione mi chiese chi tenesse il registro delle vacche. Gli dissi che lo tiene la vacca. Questo, almeno, mi ha creduto.
