Medicina e guarigione
Informazioni
Campo Valore Tipo Vita nel Continente Chi cura Medici di città, chirurghi delle legioni, guaritori, erboriste, levatrici, preti Dove si studia L’Accademia di Thalmyra, l’Accademia di Gundobria Rimedi Erbe, vino, aceto, miele, ferro rovente, salasso, preghiera Mali comuni Febbri, ferite infette, polmoni dei minatori, ustioni, fame Vedi anche Mangiare ad Aeterra, Famiglia, matrimonio ed eredità
Nel Continente ci si ammala come si vive: i ricchi di gotta, i poveri di febbri, i minatori di polmoni, i soldati di ferite e quasi tutti, prima o poi, di fame. Chi cura dipende da chi si è. I ricchi hanno un medico che viene a casa, i soldati un chirurgo che arriva quando arriva, i poveri un’erborista, una levatrice e un prete. Nessuno dei tre, a mio giudizio, ha ucciso più gente degli altri due; i medici, almeno, si fanno pagare in anticipo.
Chi cura
I medici vivono nelle città, nelle corti e nelle case dei ricchi. Hanno studiato, o dicono di averlo fatto, sui testi dell’Impero conservati a Thalmyra, conoscono gli umori del corpo, il polso e le urine, e si fanno pagare prima di guardare un malato. Ad Aeterna, nei quartieri poveri, ci scendono soltanto se pagati in anticipo; a Thalassar ogni grande famiglia ne ha uno, e lo cambia quando muore qualcuno.
I chirurghi sono i medici degli eserciti: cuciono, cauterizzano, tagliano, e lo fanno in fretta, perché dopo una battaglia la fila è lunga. Le legioni di Thalassar e di Vindelia ne hanno al seguito; al Nord i soldati si cuciono fra loro e i limitanei si affidano alla fortuna.
I guaritori e le erboriste sono i medici di tutti gli altri. Conoscono le piante, le radici, le muffe utili e quelle che uccidono, e trasmettono il mestiere a voce, di madre in figlia o di maestro in allievo. Le più brave stanno nelle Selve di Amana, dove ogni pianta può nutrire, guarire o uccidere e dove le pattuglie delle guerriere hanno le proprie guaritrici; le resine e le erbe della Selva arrivano a Keshar e da lì risalgono il Continente a prezzi da usurai, senza che nessuno dica da dove vengano.
Le levatrici fanno nascere quasi tutti i bambini del Continente, e ne vedono morire troppi. Sono rispettate e temute in egual misura, perché sanno chi è nato quando e da chi, e i preti le chiamano spesso a testimoniare nei registri.
I preti, infine, non curano il corpo ma lo accompagnano. Gli ospedali della Chiesa ad Aeterna, negli edifici imperiali riadattati, accolgono i malati poveri, i feriti e i moribondi, e un diacono vi registra chi entra e chi esce, nell’uno o nell’altro modo.
Dove si studia
L’unico vero luogo di studio della medicina è l’Accademia di Thalmyra, dove si leggono i trattati imperiali sul corpo, si tagliano le piante e, a quanto si dice, qualche volta i morti; i vetrai della città fanno lenti per gli occhi stanchi dei vecchi e ampolle per gli speziali. L’Accademia di Gundobria, piccola e mantenuta dall’argento delle miniere di Caldor, studia anche ferite e febbri, perché un Regno di minatori e pescatori ne ha bisogno più di altri. Altrove la medicina si impara stando accanto a chi la fa.
I rimedi
Contro le ferite si usano vino e aceto per lavare, miele per chiudere, bende di lino pulito per chi può permettersele, e il ferro rovente quando il resto non basta. Contro le febbri si usano decotti amari, impacchi freddi, il salasso per chi crede negli umori e la preghiera per tutti gli altri. Contro il dolore ci sono il vino, il papavero per i ricchi e i denti stretti per i poveri. Contro il malocchio, che al Nord è una malattia come le altre, ci sono amuleti che i preti fingono di non vedere.
Ogni Regno ha i suoi rimedi e giura che siano i migliori. In Ferrata si beve birra calda con il lardo contro la tosse dei pozzi, al Sud si mette la cannella in ogni pozione, ad Arakhan si giura sul dattero e sull’acqua di certi pozzi. A Kasm, prima che il Regno finisse, si raccoglievano nell’aria umida del Fondo muschi, funghi e radici da cui i farmacisti del Continente ricavavano medicine, tinture e, si diceva, qualche veleno.
I mali del Continente
Ogni terra ha i suoi. Lungo i fiumi e nelle paludi, attorno ad Aeterna e nelle pianure basse, d’estate tornano le febbri, che i contadini chiamano «l’aria cattiva». Nelle miniere di Ferrata e di Caldor i minatori si ammalano di polmoni: tossiscono nero, invecchiano presto, e muoiono prima dei loro padri. Nelle fucine ci si brucia, nelle fonderie del piombo ci si avvelena lentamente, nelle città di mare si muore di quello che arriva con le navi: per questo a Thalassar una nave con malattia a bordo deve issare il segnale giallo della quarantena all’albero di prua, e chi non lo fa perde la nave. Al Nord si muore di freddo, d’inverno, e di fame, a primavera. Ovunque si muore di parto.
La fame non ha bisogno di medici, ma di grano. Nelle carestie le città aprono i granai, e chi non è nei registri giusti si ammala per primo.
Che cosa ne dice la Chiesa
La Chiesa del Silenzio insegna che la carne è l’ultimo inganno dell’esistenza e che conta il nome, non il corpo. Non vieta di curarsi, ma non se ne entusiasma: un buon fedele cerca il medico per i vivi e il prete per i morti, e non confonde i due. I preti dei quartieri poveri, che vedono morire più gente dei medici, sono di solito meno severi dei Cardinali su questo punto, e qualcuno di loro ha imparato a cucire una ferita meglio di un chirurgo.
