Gundobria

Informazioni

CampoValore
TipoCittà portuale, sede del Re
RegnoCaldor
PosizioneIn fondo a un’insenatura profonda della costa occidentale
GovernoIl Re, attraverso il castaldo del porto
PopolazioneForse ventimila d’estate, meno d’inverno
Edificio principaleLa torre del Re, sul promontorio
Luoghi notiIl porto, i magazzini del pesce e del piombo, la cattedrale, il mercato degli schiavi, l’Accademia, il Campo delle Lance
EconomiaPiombo, argento, pesce secco, schiavi, pedaggi

Gundobria è la sola città vera di Caldor: un porto in fondo a un’insenatura così profonda che le navi ci entrano come in un corridoio, fra due pareti di roccia nera alte quanto torri. In cima al promontorio che chiude l’insenatura c’è la torre del Re; in basso, lungo l’acqua, tutto il resto. Ci si arriva per mare o per l’unica strada imperiale del Regno, che da qui risale la valle principale verso i valichi del Nord.

È una città che odora di tre cose, e chi ci è stato le elenca sempre nello stesso ordine: pesce, fumo e piombo.

Descrizione

Il porto. Le banchine sono di pietra imperiale, rialzate e riparate con pietra locale, più scura, così che i moli sembrano rattoppati come i mantelli dei marinai. Ci attraccano le barche da pesca della costa, le navi di Solthar e di Thalassar che vengono a caricare piombo e merluzzo, e qualche barca del Sud che si dice arrivi da Arakhan. Ogni capitano paga il pedaggio al castaldo del porto e la pazienza ai doganieri, che a Gundobria contano tutto due volte, la seconda per sé.

I magazzini. Lungo l’acqua corrono i magazzini lunghi e bassi del pesce, dove il merluzzo pende a seccare su rastrelliere di pali e l’aringa riposa nel sale in botti più alte di un uomo, e quelli del piombo, dove i pani di metallo scesi dalle miniere aspettano le navi, impilati come mattoni e sorvegliati come oro. Dietro i magazzini ci sono le fornaci del sale, dove si fa bollire l’acqua di mare in caldaie di ferro con legna comprata a caro prezzo.

Le case. Sono di pietra a secco, basse, con i muri spessi un braccio e i tetti di lastre tenuti fermi da pietre contro il vento. Si arrampicano sul fianco dell’insenatura in vicoli a gradini, così stretti che due uomini carichi non si incrociano senza litigare. Dentro c’è sempre fumo, perché la legna è poca e umida, e d’inverno le famiglie vivono in una stanza sola attorno al fuoco.

Il mercato degli schiavi. Sta in una piazza chiusa dietro la cattedrale, ed è abbastanza noto da essere citato dai corsari delle Sette Isole. Molti di quelli che vi si vendono finiscono nelle miniere del Re, da cui pochi escono. Ne parlo nella voce sulla Schiavitù; qui basta dire che è il solo posto di Gundobria dove nessuno alza la voce.

La gente. Pescatori, minatori scesi dalle valli, marinai stranieri, doganieri, preti, guerrieri del Re. Si parla la lingua comune con un accento che taglia le parole, e si beve molto. Le risse sono frequenti, soprattutto fra uomini di valli diverse, e il castaldo le fa pagare a entrambe le parti, il che rende la giustizia del porto rapida e molto redditizia.

Luoghi notevoli

  • La torre del Re, sul promontorio: la sala del consiglio al piano alto, affacciata sul mare, con le stuoie consumate e un camino che fuma senza scaldare.
  • Il porto, con le banchine imperiali rattoppate e la casa del castaldo.
  • I magazzini del pesce e del piombo, lungo l’acqua.
  • La cattedrale, sede del Vescovo di Caldor, costruita con la pietra di un tempio imperiale e mai finita.
  • Il mercato degli schiavi, dietro la cattedrale.
  • L’Accademia, piccola e mantenuta dall’argento delle miniere, dove si studiano filoni e fusioni, maree e stelle per i piloti, ferite e febbri.
  • Il Campo delle Lance, il prato sotto la città dove ogni primavera si radunano in armi gli uomini liberi del Regno.

Governo

Gundobria è del Re, e il Re ci governa direttamente, dalla sua torre, attraverso il castaldo del porto, che riscuote i pedaggi, tiene il magazzino del piombo, giudica le risse e conta tutto ciò che si conta. Intorno al Re vivono i Commensali, i guerrieri che mangiano alla sua tavola e gli hanno giurato fedeltà personale, e il generale Gnaeus Ravilla. La cattedrale ha il suo Vescovo, che in città conta quasi quanto il castaldo e fuori città molto meno.

Ogni primavera, al Campo delle Lance, gli uomini liberi del Regno si radunano sotto le mura: tre giorni di assemblea, di gare, di lance battute sugli scudi per approvare ciò che il Re propone, e di risse fra valli rivali, che il castaldo conta e fa pagare.

Storia

Gundobria era un porto imperiale, come dicono le banchine e le fondamenta della cattedrale; il nome che porta oggi, però, è più giovane, e i dotti dell’Accademia litigano su quale fosse quello antico. Durante la Guerra Civile il porto passò di mano più volte e restò sempre al suo posto. Quindici anni fa le flotte che andarono contro Kasm passarono poco a nord della sua costa; se abbiano fatto acqua a Gundobria, in città nessuno lo dice e nessuno lo nega.