Tariffario della stazione di Pons Arvenae

Informazioni

CampoValore
TipoTariffario di una stazione di posta
ProvenienzaVindelia, stazione di Pons Arvenae, sul ponte della vecchia via imperiale
EpocaEtà dei Regni
SupportoTavola di legno imbiancata a calce, scritta a pennello, inchiodata accanto alla porta
CopiaTrascritta dal Disertore
VociViaggiare ad Aeterra, Denaro e mercati

Pons Arvenae è una stazione di posta di Vindelia, costruita dall’Impero dove la via delle pianure attraversa l’Arvena su un ponte di pietra a cinque arcate. Come quasi tutte le stazioni del Regno è diventata metà caserma e metà osteria: al piano di sotto una decina di soldati di una Legione, al piano di sopra i letti, nel cortile la stalla e, accanto alla porta, la tavola che ho copiato.

Testo

STAZIONE DI PONS ARVENAE
Per ordine del governatore del distretto, in nome del Re.

Esenti. I corrieri del Re, con lettera chiusa dal sigillo dell’anello: cavallo fresco, foraggio, pane, letto, e la precedenza su chiunque. I corrieri della Cittadella, con lettera nera e sigillo d’argento: lo stesso. I soldati delle Legioni in servizio, con il loro centurione o con la tessera: il ponte e l’acqua. I sacerdoti a piedi: il ponte. I morti portati a seppellire: il ponte.

Il ponte. Uomo a piedi, un rame. Uomo a cavallo, tre rami. Bestia da soma, due rami. Carro a buoi carico, mezzo argenteo o un moggio di grano; carro vuoto, la metà. Greggi e mandrie, un capo ogni cinquanta.

Il cambio. Cavallo fresco fino alla stazione seguente, per chi non è esente: un argenteo. Il cavallo si lascia alla stazione seguente con la tessera di questa stazione. Chi non lascia il cavallo paga il cavallo.

La sosta. Fieno e acqua per una bestia, una notte: due rami; con la stalla coperta, quattro. Posto nella sala comune, con la paglia: un rame, o un fascio di legna. Letto in camera, per due: mezzo argenteo. Pane e minestra: un rame. Vino della casa: un rame la brocca. Vino di Solthar: chiedere.

La moneta. Si prende l’argento di Solthar al suo peso, i sesterzi al peso, il grano al moggio regio. Le monete dell’Impero si pesano. Le monete della Cittadella si accettano. Non si prendono tessere di pozzo, né monete tosate oltre il segno della bilancia.

Avvertenze. Chi parte senza pagare è inseguito a sue spese. Le liti si portano al centurione della stazione, non al mansionario. Le porte si chiudono al tramonto.

Nella sala comune non si giocano ai dadi i cavalli del Re.

Il mansionario

Annotazione del Disertore

La tavola era stata scritta e riscritta molte volte, e si vedeva: sotto ogni prezzo ce n’era un altro, più basso, che la calce non riusciva a coprire del tutto. L’ultima riga, quella sui dadi, è stata aggiunta da un’altra mano e con un altro colore, e chiunque abbia passato una notte in una stazione di posta capisce perché.

Un argenteo per il cavallo di cambio sono due giornate di lavoro di uno scaricatore di Thalmyra. Nessun contadino di Vindelia ha mai cambiato cavallo in vita sua: il cambio è per i corrieri, i mercanti e la gente che ha fretta e se la può permettere. Gli altri passano il ponte a piedi, pagano un rame e brontolano.

«Vino di Solthar: chiedere», nel linguaggio delle osterie, vuol dire: non ne abbiamo, ma se insistete ve lo troviamo, e lo pagherete come se lo avessimo portato noi da Thalmyra.

L’esenzione per i morti è l’unica voce del tariffario su cui, in tutte le stazioni che ho visto, nessuno ha mai osato discutere.