Patto d’impresa fra capitani delle Isole

Informazioni

CampoValore
TipoAccordo di spartizione
ProvenienzaNamar, Sette Isole
Emesso daI capitani che si uniscono per un’impresa
EpocaEtà dei Regni
SupportoNessuno: si dice a voce sul molo
CopiaScritta dal Disertore, a memoria, la sera stessa
VociCorsari delle Sette Isole, Liburna

Questa carta, a rigore, non esiste. I capitani delle Sette Isole non mettono per iscritto i loro accordi, e quando lo fanno usano lettere che sul Continente nessuno sa leggere. Il patto si recita sul molo, prima di salpare, davanti agli equipaggi riuniti, e chi lo ascolta ne diventa testimone. L’ho sentito a Namar e l’ho scritto quella sera, in una locanda, finché me lo ricordavo. Le parole sono mie; l’ordine è il loro.

Testo

Noi capitani che andiamo insieme, ciascuno con la sua nave, diciamo così.

La preda. Tutto quello che si prende va sul molo di Namar prima di essere diviso. Chi nasconde qualcosa perde la sua parte, e la sua nave torna da sola.

Le navi. La preda si divide prima fra le navi, secondo i remi: a ogni nave tante parti quante sono le sue coppie di remi.

Gli uomini. Nella nave, il capitano prende due parti, il timoniere e il primo che sale a bordo della preda una parte e mezza, ogni altro uomo una parte. I ragazzi prendono mezza parte.

Le ferite. Prima di dividere si mette da parte il prezzo delle ferite: per una mano, quanto sei parti; per un occhio, quanto quattro; per un dito, quanto una. Per chi muore, la sua parte va a chi ha nominato sul molo.

I prigionieri. Chi si può riscattare si riscatta, e il riscatto si divide come la preda.

Le liti. Se due capitani litigano, decidono gli altri capitani, alzando la mano. Chi non accetta se ne va, e da quel momento non è più dell’impresa.

Il ritorno. L’impresa finisce quando la preda è divisa. Dopo, ognuno è padrone della sua nave e dei suoi nemici.

Annotazione del Disertore

Il prezzo delle ferite è la parte che gli equipaggi ascoltano con più attenzione. Lo dicono per primo e lo ripetono alla fine, e il capitano che prova a toccarlo non trova uomini per remare. Un mozzo mi spiegò che una mano persa vale sei parti perché con sei parti si compra una barca da pesca, e con una barca da pesca si campa anche con una mano sola. Non so se sia vero dappertutto. A Namar lo era.

Somiglia parecchio al prezzo delle mani dei minatori di Ferrata, e quando l’ho fatto notare a un capitano si è offeso. Credo che l’offesa fosse per il paragone con gente che lavora al buio, non per la sostanza.

L’ultima riga vale più di tutto il resto. Dopo la divisione nessuno deve niente a nessuno, e la nave che ieri ti copriva il fianco domani può venderti a Thalassar. Lo sanno tutti, e salpano lo stesso.