Contratto di garzonato di una fucina di Isarna

Informazioni

CampoValore
TipoContratto di apprendistato
ProvenienzaIsarna, Ferrata
Emesso daLo scrivano della Casa del Marchio, per il mastro e per il padre del garzone
EpocaEtà dei Regni
SupportoPergamena e un bastone intagliato spaccato in due, una metà per parte
CopiaTrascritta dal Disertore
VociIsarna, Lingue e scrittura

A Ferrata i segreti della tempra si tramandano a voce, di mastro in garzone, e un fabbro che li insegna a un forestiero perde il diritto al suo marchio. Il garzonato, però, si mette per iscritto, perché è un contratto fra due famiglie e dura sette anni. Lo scrive lo scrivano della Casa del Marchio di Isarna, e siccome né il mastro né il padre del ragazzo sanno leggere, accanto alla pergamena si spacca un bastone intagliato, una metà per parte.

Testo

Nella Casa del Marchio di Isarna, davanti allo scrivano e a due mastri:

[nome tolto], mastro fabbro della via dei Magli, con il marchio delle tre punte, prende per garzone [nome tolto], di anni dodici, figlio di [nome tolto], minatore dei pozzi del Re.

Il mastro dà al garzone il letto, il pane, la birra, un paio di scarpe all’anno e un grembiule di cuoio ogni due. Gli insegna il fuoco, il ferro, la tempra e il marchio, senza nascondergli niente di ciò che sa, e non lo batte più di quanto si batte un figlio.

Il garzone serve il mastro per sette anni, senza paga per i primi quattro e con un rame al giorno per gli ultimi tre. Non lascia la fucina senza permesso. Non insegna a nessuno ciò che impara, né a un forestiero, né a un altro mastro, né a suo padre.

Se il garzone fugge, il padre restituisce al mastro il pane di ogni anno passato. Se il mastro muore, il garzone passa a un altro mastro della stessa via, scelto dalla Casa del Marchio.

Alla fine dei sette anni il garzone batterà davanti a due mastri il suo pezzo, e se il pezzo sarà buono avrà il suo marchio.

Lo scrivano. Il segno del mastro: tre punte. Il segno del padre: un piccone. Il bastone è stato spaccato.

Annotazione del Disertore

Sette anni. Un ragazzo entra nella fucina a dodici e ne esce a diciannove con un marchio, oppure con le mani bruciate e niente in tasca. Mi dissero che quasi tutti ce la fanno, e che quelli che non ce la fanno scendono nei pozzi, come i loro padri.

«Non lo batte più di quanto si batte un figlio.» Chiesi allo scrivano quanto si batta un figlio, a Ferrata. Mi rispose che dipende dal figlio.

La clausola più severa è quella del segreto, ed è l’unica che nessuno, a Ferrata, abbia mai pensato di discutere. Che il garzone non debba insegnare il mestiere a un forestiero lo capisco. Che non debba insegnarlo nemmeno a suo padre mi sembrò eccessivo, finché non vidi il padre: un minatore grande come un armadio, che guardava la fucina come si guarda una porta chiusa.