Bolla di passo del Maestro dei Passi

Informazioni

CampoValore
TipoBolla di pedaggio e salvacondotto
ProvenienzaFerrata, ufficio del Maestro dei Passi
Emesso daIl Maestro dei Passi, per il Re e per i consorzi
EpocaEtà dei Regni
SupportoFoglietto di carta grossa, timbrato a secco con il martello del Maestro
CopiaOriginale, nelle carte del Disertore
VociViaggiare ad Aeterra, Denaro e mercati

Chi passa le montagne di Ferrata paga, e chi paga riceve una bolla: un foglietto di carta grossa, timbrato a secco con il martello del Maestro dei Passi, da mostrare a ogni torre di guardia. Senza bolla si torna indietro, o si resta. Questa è una delle mie, ed è l’unica carta di questa raccolta che ho in originale: la carta di Ferrata è buona, il retro è bianco, e ci ho scritto sopra per anni.

Testo

IL MAESTRO DEI PASSI
per il Re e per i consorzi, a tutte le torri.

Lasciate passare il latore, [nome tolto], a piedi, con un mulo, per la strada d’occidente, dal Nodo alle province di Aeterna, e ritorno.

Ha pagato il pedaggio: per sé, un rame; per il mulo, due.

Porta: mantello, coltello, sale per sé, carte scritte. Non porta armi in vendita, né ferro in barre, né zolfo.

Vale fino al terzo corno.

Chi lo trattiene senza motivo risponde al Maestro. Chi lo lascia passare con armi non dichiarate risponde al Re.

Timbro del martello.

Annotazione del Disertore

«Carte scritte.» L’ufficiale della torre mi chiese che carte fossero, e io gli risposi che erano conti. Le guardò, vide che erano piene di nomi, e mi disse che a Ferrata nessuno tiene conti così lunghi senza un motivo. Aveva ragione. Mi lasciò passare comunque, perché il pedaggio era pagato e le carte non erano ferro.

La riga più importante è «vale fino al terzo corno»: quando il Maestro fa suonare tre volte il corno grande, la neve è sui valichi, e una bolla di passo vale quanto un pezzo di carta da accendere il fuoco. Chi è ancora sulla strada ci resta a suo rischio, come dice anche il bando della fiera.

Ne ho tenute parecchie, di queste bolle. Sul retro c’è spazio per una pagina intera, e qualcuna delle cose che leggete in questi Commentari l’ho scritta lì sopra, in una locanda o sotto una tettoia, aspettando che spiovesse. Se un giorno ne trovate una con la mia grafia dietro, abbiatene cura: non ne ho tenuto copia.