Dono del mattino di una sposa di Caldor

Informazioni

CampoValore
TipoAtto del dono del mattino
ProvenienzaCattedrale di Gundobria, Caldor
Emesso daUn prete della cattedrale
EpocaEtà dei Regni
SupportoRegistro degli atti della cattedrale, una pagina
CopiaCopia del Disertore
VociFamiglia, matrimonio ed eredità, Caldor

A Caldor, come dappertutto, le nozze le scrive il prete della parrocchia: i nomi, il giorno, i testimoni, il prezzo della mano e il dono del mattino, perché anche quello entrerà un giorno nel Monumentum della sposa. Il guaio è che nelle valli i preti sono poveri e spesso hanno un fratello nella faida, e un registro di valle può perdere una pagina quando conviene a qualcuno. Per questo chi può paga per far scrivere il dono una seconda volta, a Gundobria, nel registro degli atti della cattedrale, da un prete che nella valle non ha parenti. Questa pagina l’ho copiata lì, mentre un sagrestano mi lasciava sfogliare gli anni vecchi e fuori pioveva da tre giorni.

Testo

Nella cattedrale di Gundobria, davanti al prete e ai testimoni.

[nome tolto], della valle di [nome tolto], ha comprato da [nome tolto], della stessa valle, la mano di sua figlia [nome tolto], per tre vacche, un toro giovane e venti pezzi d’argento di Solthar. La mano è pagata.

Le nozze sono benedette e scritte nel registro della parrocchia di [nome tolto]. Qui si scrive di nuovo, per volontà della famiglia della sposa, il dono che segue.

La mattina dopo, sulla soglia di casa e davanti agli stessi testimoni, lo sposo ha dato alla sposa il dono del mattino: il campo sotto il castagno grande, con il suo muro; due capre; una fibbia d’argento con una pietra rossa.

Il dono è della sposa. Nessuno della famiglia dello sposo lo può toccare, né adesso né se lei resta vedova.

Testimoni: lo zio della sposa e un uomo libero della valle, che hanno messo il loro segno.

Il prete, che ha scritto. Segno dello sposo: un’ascia. Segno del padre: un’ancora.

Annotazione del Disertore

Il sagrestano mi disse che a far scrivere questa pagina era stata la madre della sposa. Aveva visto una cognata restare vedova e perdere il dono del mattino in una lite con i fratelli del marito. Il dono era scritto, come tutti, nel registro della parrocchia, ma quando servì la pagina non si trovava più, e il prete della valle era cugino dei fratelli. La cognata, dopo, andò a servire in casa dei fratelli del marito, a sgobbare sul campo che era stato suo. Da allora, nella famiglia della sposa, il dono si scrive due volte, e la seconda lontano dalla valle.

Il dono vero è il campo con il muro. A Caldor la terra piana è poca e si divide fra i figli a ogni generazione, e un campo intero, con il muro già fatto, vale più delle vacche e dell’argento messi insieme. Lo sposo lo sapeva, e anche il padre della sposa, che si è accontentato di tre vacche.

Il campo sotto il castagno grande l’ho visto anch’io, passando per la valle, e il muro c’era ancora. Dentro pascolavano le capre del marito, che nel frattempo si era risposato: la sposa era morta di parto al terzo figlio, il campo era passato ai figli e, finché i figli sono piccoli, a Caldor i beni dei figli li tiene il padre. La carta di Gundobria era in regola, ma non era servita a niente.