Ordinanza del porto di Chrysepolis sulla quarantena
Informazioni
Campo Valore Tipo Ordinanza Provenienza Chrysepolis, Thalassar Emesso da L’eparca, in nome del Re Epoca Età dei Regni Supporto Tavola dipinta, appesa alla dogana dell’Emporeion Copia Copia del Disertore Voci Medicina e guarigione, Viaggiare ad Aeterra
A Chrysepolis le malattie arrivano dal mare, e il porto si difende con una tavola appesa alla dogana dell’Emporeion, abbastanza grande da leggerla da una barca. Il banditore la legge anche sulla Makra Stoa all’inizio della stagione delle navi, perché nessun capitano possa dire di non saperla. L’ho copiata in un pomeriggio di vento, seduto sui sacchi di un magazzino.
Testo
ORDINANZA DEL PORTO
Per ordine dell’eparca, in nome del Re, a tutti i capitani che entrano nell’Emporeion.I. Chi ha a bordo un malato di febbre, di macchie o di flusso alza il segnale giallo all’albero di prua prima di passare la lanterna di Akra Leuke.
II. La nave con il segnale giallo non entra nel porto. Getta l’ancora sotto Akra Melaina, dove la fortezza la vede, e aspetta la barca dell’ufficiale.
III. Nessuno scende a terra per quaranta giorni. Se nei quaranta giorni muore qualcuno, i giorni ricominciano.
IV. Acqua e pane li porta la barca del porto, e si pagano prima. Le monete si mettono nella bacinella d’aceto che l’ufficiale tiene a poppa.
V. I morti non si gettano in mare. Si avvolgono in un telo con il nome cucito sopra e si consegnano alla barca della parrocchia del porto, che li prende senza salire a bordo. Il prete scrive il nome e il giorno.
VI. Chi non alza il segnale e viene scoperto perde la nave e il carico, e il capitano va in catene.
VII. Chi aiuta qualcuno a scendere a terra di nascosto paga come il capitano.
Letta sulla Makra Stoa ed esposta alla dogana.
Annotazione del Disertore
La bacinella d’aceto l’ho vista: l’ufficiale la tiene a poppa, lontana da sé, e ripesca le monete con una paletta di legno. Dicono che l’aceto uccida la malattia attaccata al metallo; io ho notato che l’ufficiale, prima di metterle in borsa, le contava due volte.
I capitani hanno più paura dei quaranta giorni che della febbre. Stare all’ancora così a lungo è già una rovina, perché il carico marcisce e l’equipaggio va pagato lo stesso, ma se muore qualcuno si ricomincia da capo, e una nave sfortunata può restare sotto Akra Melaina per tutta una stagione. Un marinaio mi raccontò di un capitano che aveva nascosto un morto nella stiva per non perdere i giorni, e che lo scoprirono dall’odore. Al capitano presero la nave, il carico e la libertà, come dice l’ordinanza; l’equipaggio, che non sapeva o diceva di non sapere, restò all’ancora altri quaranta giorni, e poi altri quaranta, perché nel frattempo ne morirono due.
E nemmeno in quarantena il morto si salva dal registro: nessuno sale a bordo, nessuno tocca la nave, ma il corpo va consegnato e scritto lo stesso. A Thalassar si può morire di febbre in mezzo alla baia, non fuori dai registri.
