Atto di morte di un acquaiolo di Aeterna
Informazioni
Campo Valore Tipo Atto di morte, primo foglio di un Monumentum Provenienza Aeterna, una parrocchia minore del quartiere delle Mura Emesso da Il diacono della parrocchia Epoca Età dei Regni Supporto Foglio di pergamena di scarto, raschiato e riscritto Copia Trascritta dal Disertore Voci Monumenta, Famiglia, matrimonio ed eredità
Il Monumentum di un uomo comune non è una statua: è una raccolta di fogli, e il primo che conta è l’atto di morte, compilato dal diacono sul posto, a volte usando come scrittoio la lapide di un vicino. Questo l’ho copiato in una parrocchia delle Mura, i quartieri poveri addossati alla cinta di Aeterna, dove il diacono me lo lasciò leggere in cambio di una mano a portare il morto.
Testo
Atto di morte.
Nome: [nome tolto], detto il Mulo.
Mestiere: acquaiolo, portatore d’acqua in anfora per i quartieri senza fontana.
Nato: in questa parrocchia, da [nome del padre], acquaiolo, e da [nome della madre], lavandaia, entrambi morti e registrati.
Morto: nella sua stanza, sopra la stalla del vicolo delle Cisterne.
Durata della vita: anni quarantuno, o quarantadue; il fratello non ricordava.
Causa presunta: la schiena e il petto. Tossiva da due inverni.
Lascia: la moglie, due figli vivi, un’anfora, il diritto al giro delle cisterne dalle Mura alle Sette Porte.Il Silenzio accolga ciò che nel tempo ha scritto. La carne ritorni alla terra e la Memoria custodisca il nome di chi l’ha abitata.
Ha firmato il fratello, con il suo segno. Ha firmato la moglie, con il suo segno.
Il diacono.
Annotazione del Disertore
«Il diritto al giro delle cisterne dalle Mura alle Sette Porte.» Era l’unica cosa di valore che lasciava, e il diacono l’aveva scritta con cura, perché fra gli acquaioli di Aeterna il giro si eredita come altrove si eredita un campo, e ci si ammazza per un giro come altrove per un confine. Il figlio maggiore aveva tredici anni. Il giorno dopo il funerale l’ho visto passare sotto la mia finestra con l’anfora del padre sulla schiena, piegato quasi in due.
Nessuno lo chiamava con il suo nome, nemmeno la moglie: per tutti era il Mulo. Il diacono scrisse anche il soprannome, perché, mi disse, altrimenti nel quartiere nessuno avrebbe saputo di chi si parlava. È il genere di prete che mi piace.
Ne ho visti compilare tanti, di questi fogli. Più di quanti un uomo dovrebbe vederne in una vita sola. Si somigliano tutti, e nessuno è uguale all’altro.
