Editto sulle pietre dei quartieri vuoti

Informazioni

CampoValore
TipoEditto
ProvenienzaAeterna, Cittadella Imperiale
Emesso daIl Cardinale Prefetto della Città
EpocaEtà dei Regni
SupportoPergamena nera, lettere d’argento, affissa alle porte delle basiliche
CopiaTrascritta dal Disertore dalla porta di una basilica dei quartieri bassi
VociLe rovine imperiali

Ad Aeterna le opere dell’Impero si spogliano da più di un secolo: di notte si smontano, di giorno si vendono. Di tanto in tanto la Cittadella se ne accorge e pubblica un editto. Questo l’ho copiato dalla porta di una basilica dei quartieri bassi, dove la pioggia aveva già lavato via metà dell’argento delle lettere.

Testo

Nel nome del Silenzio, che tutto conserva, e del futuro Imperatore, nel cui nome la Città è custodita.

Il Cardinale Prefetto della Città, ai fedeli di Aeterna.

Poiché è giunto alla Cittadella che le arcate dell’Acqua Nova, le mura dei quartieri vuoti e le altre opere dell’Impero vengono spogliate di notte e vendute di giorno, si stabilisce:

Primo. Ogni pietra delle opere imperiali è dell’Imperatore, e la Chiesa la custodisce per lui. Nessuno la tolga dal suo posto senza la licenza della pietra.

Secondo. La licenza si chiede agli edili della propria parrocchia e si paga a carro, secondo la tariffa esposta presso ogni basilica.

Terzo. Le pietre che portano lettere, nomi o immagini degli Imperatori non si vendono ai forestieri e non escono dalla Città. Si consegnano alla Cittadella, che ne darà il giusto prezzo.

Quarto. Chi abita sotto le arcate dell’Acqua Nova paga, oltre alla tassa delle acque, il fitto dell’arco, e non apra nuove porte nei piloni.

Quinto. Il marmo lavorato non si cuoce nelle calcinaie senza licenza.

Chi contravviene perde le pietre e il carro; la seconda volta, il suo nome è tolto per un anno dai registri della parrocchia.

Dato nella Cittadella, sotto il sigillo d’argento.

Annotazione del Disertore

L’editto è un capolavoro, e va letto due volte. La prima volta proibisce di rubare le pietre dell’Imperatore. La seconda volta spiega a chi bisogna pagare per farlo.

Le pietre scritte, poi, vanno consegnate alla Cittadella, «che ne darà il giusto prezzo». Che cosa ne faccia la Cittadella l’editto non lo dice, e nessuno dei preti a cui l’ho chiesto lo sapeva o voleva saperlo. Davanti a un’osteria dei quartieri bassi, però, c’è un gradino fatto con mezza lastra imperiale, con mezzo nome di un Imperatore ancora leggibile: il giusto prezzo, evidentemente, a volte non basta.

Quanto alla pena, è da Aeterna: niente mani tagliate, si toglie il nome dai registri per un anno. A un forestiero fa ridere, ma un uomo di Aeterna, che vive aspettando di essere ricordato, ne ha più paura della frusta, e la Chiesa lo sa benissimo.

Nei quartieri bassi ho conosciuto uno che il marmo lo prendeva senza licenza, di notte, dai piloni dell’Acqua Nova. Lo trovarono una mattina sotto un’arcata crollata, schiacciato insieme al carro, perché il pilone che stava spogliando gli era venuto addosso, e il prete non volle scriverne la morte finché la vedova non ebbe pagato la licenza della pietra, per un carro intero.