Spina
Informazioni
Campo Valore Tipo Lama da punta Materiale metallo scuro Lunghezza poco meno di un cubito Portata da Ordine dei Silenti Dove si porta sotto l’avambraccio, nelle fasce di cuoio dei polsi Prima apparizione L’età dei regni
La Spina è l’arma dei Silenti, i preti armati della Chiesa del Silenzio. È una lama sottile di metallo scuro, lunga poco meno di un cubito, che non serve a parare né a tagliare: serve a entrare. È fatta per insinuarsi tra le piastre di un’armatura, attraverso un’orbita o nello spazio stretto tra due vertebre. Ogni Silente ne porta due, una sotto ciascun avambraccio, in una guaina nascosta sotto le fasce di cuoio che stringe ai polsi; sotto le maniche del saio non si vedono, se non per un leggero rilievo che soltanto chi le conosce sa indovinare.
La si usa da vicino, in un abbraccio o in una presa, ma si può anche lanciare: attraversa l’aria come una freccia e penetra in un ventre o passa per la fessura di una porta. Insieme al Cappello circolare dal bordo affilato è tutto ciò che un Silente porta con sé quando la Cittadella lo manda di notte sui tetti. Non è una spada da soldato, e un soldato non la riconoscerebbe come arma fino al momento in cui gliela trovano in corpo. Io, che di armi ne ho viste parecchie sul Limes, ammetto che non avrei saputo distinguerla da un attrezzo da calzolaio. Credo sia proprio questo lo scopo.
Eventi nella saga
L’età dei regni
Mentre Cassio, il «Diacono dei Poveri», si flagella davanti all’altare di Fortuna, sotto la tunica abbandonata accanto alla borsa degli oggetti sacri un frammento di metallo sottile riflette per un istante la luce della candela: non è una reliquia e non appartiene agli strumenti di un sacerdote. Poco dopo si capisce che cos’è. La notte in cui va da Vaelor, Cassio si toglie il saio grigio e sotto ha la seta nera, le fasce ai polsi e le due Spine dell’Ordine.
Uccide Vaelor in un abbraccio: con la sinistra lo tira a sé per la nuca, con la destra gli infila la Spina fra le costole fino al cuore, e il vecchio non si difende. Sui tetti, contro i quattro confratelli mandati da Titus, la Spina gli serve per piantarne una nell’occhio del secondo; il terzo gli trapassa la spalla da parte a parte con la sua, e Cassio se la strappa dalla carne per lanciarla nel ventre del quarto. Un’altra lama nemica gli apre una lunga ferita sopra le costole.
Il mattino dopo, nei vicoli, si parla di gole recise, crani spaccati e piccoli fori precisi alla base del cranio o dentro gli occhi. Io stesso li annotai così. Oggi ne dubito: a contare bene le ferite di quella notte, la Spina entrò in un cuore, in un occhio e in un ventre, ma nella nuca di nessuno.
