Kymessa
Informazioni
Campo Valore Tipo Città portuale e cantieristica Regno Solthar Posizione All’estuario del Kelados, nel Nord del Regno, dove la strada costiera prosegue verso Vindelia Governo La Curia della città, con un ufficiale del Re per il porto e i granai Popolazione Forse trentamila; la seconda città del Regno Edificio principale I cantieri dell’estuario Luoghi noti I cantieri, la banchina del grano, gli horrea, il ponte delle chiatte, le case dei banchieri Economia Navi mercantili, grano di Vindelia, legname, credito
Kymessa è la seconda città di Solthar e la più operosa: sta all’estuario del Kelados, nel Nord del Regno, dove il fiume si allarga in un fondo di sabbia e di canneti prima di entrare nel mare. Qui arriva per la strada del Nord il grano di Vindelia, qui scende dall’interno sulle chiatte del fiume il legname delle montagne, e qui si costruiscono quasi tutte le navi mercantili del Regno. Thalmyra ha l’Accademia e i palazzi; Kymessa ha i cantieri, e non lo considera uno scambio sfavorevole.
Descrizione
I cantieri. Lungo la riva sud dell’estuario si stendono gli scali, scivoli di legno inclinati verso l’acqua su cui stanno in ogni stagione dieci o venti scafi a diversi gradi di nascita: alcuni sono soltanto una chiglia, altri hanno già le costole, altri aspettano la pece. Il rumore delle asce e dei martelli comincia all’alba e finisce al tramonto, e l’odore di pece calda arriva fino al mercato. I maestri d’ascia di Kymessa sono famosi in tutto il Continente e lo fanno pesare: si dice che un capitano di Thalassar abbia aspettato due anni una nave costruita qui piuttosto che comprarne una dei suoi arsenali.
La banchina del grano. Sulla riva nord arrivano i carri di Vindelia, pesanti e lenti, tirati da buoi, e lì il grano viene pesato, pagato e caricato sulle navi per Thalmyra e per il Sud, oppure messo negli horrea, i granai di pietra della Corona, costruiti sopra pilastri perché l’umidità del fiume non lo guasti. Ogni autunno i mercanti di Kymessa risalgono la strada verso le pianure di Vindelia a comprare il raccolto prima degli altri, e lasciano in cambio sale, olio, stoffe e prestiti.
Il ponte delle chiatte. Dove il fiume è ancora stretto, a monte della città, un ponte di barche legate fra loro collega le due rive; d’inverno, quando il Kelados si gonfia, lo si smonta e si passa in traghetto. Sotto il ponte si fermano le chiatte del legname e le zattere del carbone di Ferrata, e lì i mercanti di Kymessa comprano quello che serve ai cantieri.
La città alta. Sulla collina dietro il porto stanno le case dei banchieri e degli armatori, con i cortili chiusi e i giardini pensili, e la chiesa maggiore, che ha l’altare di Fortuna più ricco di quello del Silenzio. Qui si fanno i conti. Le mogli dei mercanti tengono i registri della casa e spesso quelli della bottega mentre i mariti sono in viaggio, e le vedove guidano le Case con una frequenza che al Nord farebbe scandalo: ho conosciuto una banchiera di Kymessa che prestava denaro a tre famiglie nobili e non permetteva a nessuno dei suoi figli di firmare una lettera senza averla letta lei.
La città bassa. Carpentieri, calafati, cordai, velai, scaricatori, barcaioli del fiume e marinai di passaggio vivono stretti fra i cantieri e il mercato, in case di legno su fondamenta di pietra che il fiume, ogni tanto, si viene a riprendere. Le osterie sono tante e sempre piene, e si beve vino di Solthar annacquato e birra di Vindelia, che i marinai del Sud trovano disgustosa e bevono lo stesso.
Luoghi notevoli
- I cantieri dell’estuario, sulla riva sud.
- La banchina del grano e gli horrea della Corona, sulla riva nord.
- Il ponte delle chiatte, a monte della città.
- La casa della Curia, sulla piazza del mercato, dove si riuniscono i maggiorenti della città.
- La città alta, con le case dei banchieri e degli armatori.
- La chiesa maggiore, con l’altare di Fortuna.
Governo
Come le altre città di Solthar, Kymessa si governa con una Curia, il consiglio dei maggiorenti: armatori, banchieri, mercanti di grano e i capi dei maestri d’ascia, che qui contano quanto un banchiere. La Curia tiene il mercato, le strade, i fuochi dei promontori e la milizia cittadina; un ufficiale del Re risponde invece del porto, dei pedaggi e dei granai della Corona. Le due autorità litigano regolarmente su chi debba pagare la manutenzione del ponte delle chiatte, e il ponte, nel frattempo, si tiene a galla da solo.
Storia
L’Impero costruì all’estuario un porto e un ponte di pietra che il fiume si è portato via da tempo; ne restano i piloni, che a bassa marea affiorano nel mezzo dell’acqua e servono da riferimento ai piloti. I cantieri sono più recenti: crebbero durante la Guerra Civile, quando Solthar capì che le navi rendevano più degli eserciti e costavano meno di una sconfitta.
